C’è anche l’attuale reggente del clan Sorianiello della ’99’ di Soccavo tra i destinatari dell’ultima ordinanza di custodia cautelare. Ordinanza eseguita questa mattina dai carabinieri del Comando Provinciale di Napoli e quelli del Reparto Territoriale di Mondragone. In manette oltre a Carmine Fenderico, indicato come l’attuale guida del gruppo (dopo l’arresto di Giuseppe Mazzaccaro) anche Raffaele Caprio, Antonio Marra, Francesco De Pasquale e Simone Cimarelli. Tutti indicati come organici al gruppo indicato come uno dei gruppi più agguerriti del panorama flegreo. I cinque rispondono, a vario titolo, di omicidio, tentato omicidio, porto e detenzione illegale di armi, nonché detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti. Tutti reati aggravati dal metodo mafioso e dalla finalità di avvantaggiare proprio il gruppo fondato da Alfredo Sorianiello ‘o biond.

L’agguato contro i nigeriani

Ricostruita la dinamica del duplice omicidio di due nigeriani avvenuto a Castelvolturno il 10 settembre 2020. In particolare, si accertava che l’agguato omicida era maturato nel gruppo criminale “della 99”, articolazione del clan Sorianiello, a seguito della sottrazione ad opera di Desmond Oviamwonyi e di un altro cittadino nigeriano, Leo Uwadiae, di una busta contenente sostanza stupefacente, marijuana e cocaina, per un valore sul mercato di circa 40mila euro, destinata a rifornire la piazza di spaccio della 99, per vendicarsi del furto subito e per assicurarsi una posizione di supremazia sul territorio, in quanto la punizione dei responsabili avrebbe anche conseguito la finalità di impedire il ripetersi di episodi analoghi. La spedizione punitiva attuata con tre diversi viaggi, andata e ritorno, da Rione Traiano a Castel Volturno, località da cui provenivano i due nigeriani.

Le spedizioni punitive

Il primo viaggio, perlustrativo della zona, dava esito negativo con i due nigeriani non rintracciati. Il secondo viaggio si concludeva con l’apparente intesa da parte degli indagati di corrispondere ai due nigeriani la somma di 2mila euro dagli stessi richiesta per la restituzione dello stupefacente. Il terzo ed ultimo viaggio culminava nell’omicidio di Oviamwonyi e nel ferimento di Morris Joe Iadhosa, quest’ultimo estraneo al furto dello stupefacente, ma presente, insieme ad altri connazionali, all’interno del cortile dell’abitazione di Oviamwonyi e Uwadiae. Esplosi numerosi colpi d’arma da fuoco con una pistola calibro 9×21, dopo il rifiuto da parte dei due della droga se prima non avessero ricevuto la somma di danaro richiesta.

Il profilo del reggente della ’99’

Tra le persone arrestate spicca il nome di Fenderico il cui profilo, insieme alle mire espansionistiche degli stessi Sorianiello, era stato tracciato qualche settimana fa da un articolo di Internapoli (leggi qui il pezzo).  I Sorianiello, famosi per aver sempre mantenuto un basso profilo, sarebbero infatti transitati da tempo in una nuova fase. Forti della presenza sul campo di diversi affiliati e della nuova reggenza che avrebbe messo nel mirino l’intera area. Una presenza ben visibile alle forze dell’ordine con nuove leve assoldate dal gruppo forti anche di elementi apicali a piede libero almeno fino all’operazione di questa notte.

L’arresto di Giuseppe Mazzaccaro

Lo spartiacque negli equilibri criminali della zona e dintorni è il 6 ottobre del 2020. E’ quello il giorno in cui viene arrestato Giuseppe Mazzaccaro, ‘pezzo da novanta’ della mala del Rione Traiano. Reggente del clan Sorianiello e cognato del boss Alfredo ‘o biond. Gruppo che ha la sua roccaforte nella zona detta ’99’ di via Catone e che gestisce milionari traffici di droga. Mazzaccaro è ritenuto dalla Procura il mandante dell’omicidio di Luca Megali, consumato il 5 novembre 2014 al confine tra Pianura e Marano, all’interno di una barberia che la vittima gestiva. Dopo quell’arresto la situazione nella zona flegrea è radicalmente cambiata.

L’alleanza tra la ’99’ e il ras ‘o buttafuori

Secondo le ultime informative di polizia i Sorianiello avrebbero siglato un patto con il ras, soprannominato ‘o buttafuori, irreperibile da giorni (leggi qui l’articolo). Una rottura col passato e con quella che è stata fino ad ora la gestione del gruppo che dopo la scissione dai Vigilia ha ottenuto sempre maggiore autonomia. Una crescita che non è passata inosservata alle forze dell’ordine e già ipotizzata in precedenti articoli (leggi qui). Da capire il loro ruolo nell’omicidio di Antonio Volpe e nelle tensioni che da settimane stanno caratterizzando in lungo e in largo la zona. Pochi giorni prima un’altra stesa nei pressi del bar gestito dalla famiglia Troncone tra via Caio Duilio e via Costantino (leggi qui l’articolo). Le indagini sono condotte dai poliziotti della squadra giudiziaria del commissariato San Paolo. Gli agenti collaborano con i carabinieri del Nucleo investigativo di Napoli e della compagnia Bagnoli sull’omicidio Volpe. Gli investigatori più esperti credono che dietro tutti questi eventi possa esserci un’unica regia.

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