Da sinistra Alfredo Sorianiello e Giuseppe Mazzaccaro

Lo spartiacque negli equilibri criminali a Fuorigrotta e dintorni è il 6 ottobre del 2020. E’ quello il giorno in cui viene arrestato Giuseppe Mazzaccaro, ‘pezzo da novanta’ della mala del Rione Traiano. Reggente del clan Sorianiello e cognato del boss Alfredo ‘o biond. Gruppo che ha la sua roccaforte nella zona detta ’99’ di via Catone e che gestisce milionari traffici di droga. Mazzaccaro è ritenuto dalla Procura il mandante dell’omicidio di Luca Megali, consumato il 5 novembre 2014 al confine tra Pianura e Marano, all’interno di una barberia che la vittima gestiva. Dopo quell’arresto la situazione nella zona flegrea è radicalmente cambiata. Questo il dato da cui partono gli analisti di criminalità organizzata per ricomporre quel mosaico che è diventata la criminalità organizzata dell’area occidentale della città. I Sorianiello, famosi per aver sempre mantenuto un basso profilo e per aver sempre pensato agli affari, sarebbero infatti transitati in una nuova fase forti della presenza sul campo di diversi affiliati e di una nuova reggenza che avrebbe messo nel mirino l’intera area. Una presenza ben visibile alle forze dell’ordine con nuove leve assoldate dal gruppo forti anche di elementi apicali a piede libero. Nessun indagato sia chiaro ma solo la ‘traccia’ di chi indaga da anni sul campo e conosce le dinamiche della zona.

L’alleanza tra i Sorianiello e il ras ‘o buttafuori

Secondo le ultime informative di polizia i Sorianiello avrebbero siglato un patto con il ras, soprannominato ‘o buttafuori, irreperibile da giorni (leggi qui l’articolo) per allargare il proprio raggio d’azione. Una rottura col passato e con quella che è stata fino ad ora la gestione del gruppo che dopo la rottura dai Vigilia ha ottenuto sempre maggiore forza e autonomia. Una crescita che non è passata inosservata alle forze dell’ordine e già ipotizzata in precedenti articoli (leggi qui). Da capire il loro ruolo nell’omicidio di Antonio Volpe e nelle tensioni che da settimane stanno caratterizzando in lungo e in largo la zona. Solo due giorni fa un’altra stesa nei pressi del bar gestito dalla famiglia Troncone tra via Caio Duilio e via Costantino (leggi qui l’articolo). Le indagini sono condotte dai poliziotti della squadra giudiziaria del commissariato San Paolo, che collaborano a quelle parallele dei carabinieri del Nucleo investigativo di Napoli e della compagnia Bagnoli sull’omicidio di Antonio
Volpe con i colleghi della Squadra mobile della questura. Gli investigatori più esperti credono che dietro tutti questi eventi possa esserci un’unica regia.

Le ipotesi sull’omicidio Volpe

Come prima ipotesi gli investigatori hanno inquadrato il delitto nelle tensioni crescenti della zona indirizzandosi verso i Cesi e gli Iadonisi. Ipotesi durata poco visto che i due gruppi non avrebbero la forza per organizzare un omicidio così eccellente nè per resistere all’onda d’urto della, possibile, risposta del gruppo di Volpe che, negli ultimi anni è sì sparito da qualsiasi radar delle forze dell’ordine ma che comunque era un personaggio molto considerato in certi ambienti. E così nelle ultime ore si starebbe facendo largo un’altra ipotesi: e cioè che uno dei maggiori gruppi dell’area flegrea possa avere avuto un ruolo nel delitto. E l’identikit punta proprio ai Sorianiello. Un gruppo che potrebbe vantare in libertà affiliati di un certo peso e che avrebbe la forza economica e militare per ‘resistere’ ad eventuali risposte armate. Per il momento massimo riserbo ma è una pista seriamente considerata dagli investigatori che per ricostruire il profilo di Volpe si sono anche serviti dei verbali rilasciati da Genny Carra nel novembre del 2019.

I verbali di Genny Carra

Del gruppo dei Baratto-Volpe ci sono poi decine e decine di pagine di verbali del collaboratore di giustizia Genny Carra, ex colonnello nonchè uomo di punta della 44 del Rione Traiano (clan Cutolo) nonchè ex alleato degli stessi Sorianiello. «Fino al 2015 a Fuorigrotta c’era solo il clan Iadonisi. Gennaro Cesi era un affiliato, il capo era invece Francesco Iadonisi. Dal 2015 Cesi ha creato un proprio gruppo. I due gruppi si dividono ora la zona di Fuorigrotta. Cesi controlla la zona del Serpentone dove si trova il basso di Antonio Volpe. Iadonisi attualmente ha la base nel rione Lauro, dove si riuniscono e dove si trova la piazza di spaccio, mentre controlla anche altre zone di Fuorigrotta».

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