Gli uomini di Setola dormirono al Blue Moon

Il killer dei casalesi Giuseppe Setola

«I sicari che cercarono di ammazzare Pietro Falcone e Salvatore Orabona, dopo il raid, si fermarono al Blue Moon di Lago Patria». E’ quanto ha riferito ieri, dinanzi ai giudici del tribunale di Santa Maria Capua
Vetere, un maresciallo dei carabinieri chiamato a testimoniare dal pubblico ministero della Dda, Cesare Sirignano, al processo a carico di Luigi Russo, accusato di associazione a delinquere di stampo mafioso. La notizia è stata riportata sulle pagine di Cronache di Napoli in edicola oggi. Il militare, impegnato nella ‘caccia’ a Giuseppe Setola latitante, ha riferito di quanto appreso a seguito degli appostamenti e delle intercettazioni ambientali e telefoniche predisposte per stanare il killer. «Il tentato omicidio di Orabona e Falcone – ha detto il maresciallo – lo seguimmo in tempo reale. Sentimmo i sicari scendere dall’auto e sparare. L’auto era a
Trentola Ducenta, dopo il raid si spostò a Lago Patria al Blue Moon di Luigi Russo». Gli investigatori avevano piazzato delle cimici sulla macchina e ne seguirono tutti gli spostamenti. «Dopo
un po’ la vettura si spostò – ha proseguito il teste – andò a Posillipo. Si fermò in via Manzoni. La sera tornò al Blue Moon e poi rientrò a Teverola. A quel
punto mettemmo sotto controllo i
telefoni di Luigi e Ferdinando
Russo e dei loro familiari». Quel
‘viaggetto’ a Napoli aprì una
nuova pista per gli investigatori.
E’ così che comparve nell’inchiesta John Loran Perham, fratello
della compagna di Luigi Russo.
La macchina, una Fiat 500 Turbo,
sarebbe stata intestata a Perham. «Compare come soggetto da
attenzionare – ha proseguito il militare – lui ci ha condotto nel covo di Setola a Trentola Ducenta, tramite le intercettazioni
ambientali e telefoniche sull’altra
sua macchina, una Yaris, che lui
usava». Nel covo di Trentola,
dopo l’irruzione, gli investigatori
trovarono alcuni ‘pizzini’: «Nell’immondizia ce ne era uno con
disegnata una piantina. C’era
segnato il tragitto fino a un ‘camping’. Lo seguimmo e arrivammo
all’International Camping di
Lago Patria, intestato a Grieco,
fratello della moglie di John
Perham». I particolari sono emersi dunque ieri dinanzi ai giudici
del tribunale di Santa Maria
Capua Vetere, scrive Antonella Giannattasio
sul quotidiano napolenato. Stando alla versione fornita da un maresciallo dei
carabinieri chiamato a testimoniare nel processo a carico di Luigi
Russo ha dichiarato che i killer
che cercarono di ammazzare Pietro Falcone e Salvatore Orabona, dopo il raid, si fermarono al
Blue Moon di Lago Patria di proprietà proprio dei Russo. (Antonella Giannattasio
– Cronache di Napoli/