Giugliano. Antonio Palumbo, il bidello dal grande cuore rimasto senza giustizia

Nel riquadro Antonio Palumbo

Doveva essere un giorno come
tutti gli altri quel 30 Novembre
del 2006. Un giorno in cui sarebbe
stato ‘normale’ recarsi in
una tabaccheria a comprare un
pacchetto di sigarette a un figlio
e un quaderno a una nipotina. A
qualcuno, purtroppo, può capitare
di trovarsi nel posto sbagliato
al momento sbagliato. E
in un attimo la vita non c’è più.
Si è vittima di un destino beffardo.
È la storia di Antonio Palumbo,
indimenticato custode
del II Circolo Didattico di Giugliano,
morto a 63 anni. Un’altra
vittima innocente della criminalità.

LA CRONACA

Quel 30 Novembre di 9 anni fa,
Antonio fu coinvolto in una sparatoria
a seguito di una cruenta
rapina avvenuta in un tabaccheria
in via degli Innamorati. Iconsapevolmente,
si ritrovò sulla
traiettoria del proiettile esploso
da uno dei tre rapinatori. Quel
colpo gli fu fatale. Antonio ebbe
soltanto il tempo di dare uno
sguardo alle tre nipotine che lo
attendevano in auto. Fu la più
grande a cercare per prima
aiuto, ma per il nonno non c’era
più niente da fare. All’arrivo dei
soccorsi, la situazione parve disperata.
Palumbo morì prima di
giungere in ospedale. La scomparsa
di Antonio sconvolse l’intera
città. Migliaia di giuglianesi
presenziarono ai funerali di
quell’uomo allìapparenza un po’
burbero ma molto generoso, a
cui tutti volevano bene. Il parroco
che celebrò la messa, don
Tommaso D’Ausilio, nella sua
omelia chiese a gran voce “giustizia,
ma non vendetta” per Palumbo.
Giustizia mai avuta
perché, come riferiscono i familiari
del bidello, quei tre malviventi
non furono mai
identificati.

IL RICORDO

Il cuore di Antonio, tuttavia, non
ha mai smesso di pulsare perché
continua a battere fortemente
nei ricordi dei suoi familiari e di
tante persone che lo hanno conosciuto
ed apprezzato. Antonio
Palumbo era dipendente del Comune
di Giugliano. Dapprima
autista dell’ex sindaco Giacomo
Mallardo al quale era legatissimo.
“Nel suo portafogli c’erano
due cose: i soldi e una foto di Mallardo.
Mi diceva sempre «Peppì,
non ci sono più i sindaci di una
volta»”, dice la moglie. Dopodiché,
fu assunto come bidello
dell’istituto scolastico in via
Quintiliano, il II Circolo Didattico,
di cui allora il dirigente era
il dott. Alfredo Gabriele, “persona
squisita, che ci ha dimostrato
grande affetto dopo la
dipartita di papà”, ricordano le figlie
di Palumbo. Era un grande
amante dello sport. Si
prodigava molto per i ragazzi,
senza chiedere
nulla in cambio. “È sempre
stato un uomo
buono, un gentiluomo
come non se ne vedono
più da tempo – afferma il
presidente del Basket
Giugliano Andrea D’Alterio
–. Voleva bene ai ragazzi, li
incitava durante le partite”. Era
una persona scherzosa, gli piaceva
stare in compagnia e non
sopportava l’idea di trascorrere
le intere giornate in casa. Nel
suo lavoro si faceva rispettare,
soprattutto quando i genitori dei
bambini che frequentavano il II
Circolo cercavano di fare i ‘furbetti’.
“Mio padre era gentile con
tutti, ma non tollerava le ingiustizie
e le prepotenze”, spiega Luisa,
una delle figlie. Quello per cui
Antonio si era fatto apprezzare,
comunque, erano la sua semplicità
e la sua simpatia. “Mi innamorai
del suo sorriso – racconta
Giuseppina, la moglie –. Quando
ci siamo conosciuti avevo 15
anni. Lui lavorava in un negozio
di bombole sotto casa mia. È
stato proprio un colpo di fulmine
– dice la donna mentre le lacrime
cominciano a scenderle
dal viso –.

Il 29 Ottobre del 1967
ci siamo sposati ed abbiamo costruito
insieme una bellissima famiglia.
Poi, il destino me l’ha
portato via, ma io lo penso ogni
giorno”. La più grande gioia di
Antonio erano i suoi figli e i suoi
nipoti. “Ricordo quando ebbi la
cattedra d’insegnante –
dice emozionata un’altra
figlia, Angela –. Gli brillavano
gli occhi. Era orgoglioso
di me, tanto che
offrì dolci a tutte le maestre
della scuola dove lavorava”.
Quel maledetto
giorno di novembre, Antonio
avrebbe dovuto
comprare le sigarette a suo figlio
maggiore ed un quaderno a una
delle figlie di Luisa. L’ultimo a
vederlo, prima che morisse, fu il
genero Pasquale che ricorda con
angoscia quei momenti. “Arrivai
sul posto poco prima dei sanitari,
ma la situazione parve subito critica.
Salii con lui nell’ambulanza,
ma non ce la fece a raggiungere
nemmeno l’ospedale. Alcuni testimoni
mi raccontarono che lo sentirono
gridare «Mi brucia la
gamba!» e che, pochi istanti
dopo, perse i sensi. Mi manca
molto, era un punto di riferimento”.
Accettare un lutto, di per
sé, è difficile. Quando si perde
una persona cara in circostanze
simili, per un folle che spara all’impazzata,
lo è infinitamente di
più.

“Ci siamo fatti forza per i nostri
figli – spiega Luisa –. Tutti i
giorni sentiamo la mancanza di
papà e riteniamo ingiusto che ci
sia stato portato via in questo
modo. Il dolore si confonde con la
rabbia perché mio padre già aveva
lottato molto per alcuni problemi
di salute. Aveva stretto i denti,
senza mai risparmiarsi a lavoro.
Se fosse ancora qui con noi gli
chiederei di accompagnare le mie
figlie a scuola o sulle giostre, così
come era solito fare”. “Anch’io
vorrei dirgli che mi manca tantissimo
– dice Angela con la voce
rotta dal pianto – e che sarebbe
contento, adesso, nel sapere che
sono passata di ruolo a scuola”.
Tutti ricordano Antonio come
una persona sempre sorridente,
e così, infine, lo vuole ricordare
anche sua moglie. “Se lo avessi
ancora qui con me gli direi: «Tonì
stai a casa con me oggi, non
uscire». Ma credo – conclude la
signora Giuseppina – che testardo
com’era, non mi avrebbe
ascoltata