“A Napoli pacchi alimentari della camorra”, bufera su le Iene. Poggiani: “Non racconta la verità”

Ieri sera su Italia 1 è andato in onda un servizio delle Iene in cui, Giulio Golia, ha mostrato le condizioni in cui alcune famiglie di Scampia sono costrette a vivere. Le persone intervistate raccontano una realtà fatta di stenti, in cui a causa della quarantena si fa fatica a mettere anche un piatto a tavola. “Lo Stato non ci aiuta, si sono scordati di noi” è il grido di una donna dal balcone, segno di come la situazione dall’inizio della pandemia stia degenerando. “Hanno detto che ci davano 600 euro, ma quando arrivano questi soldi?”, si chiede un altro residente.

Nei vicoli di Napoli, si racconta all’interno del servizio, la crisi si presenta con un’altra faccia. “Con quella buona di chi ti vuole aiutare (riferendosi alla camorra, ndr.), magari facendoti la spesa – spiega Catello Maresca, sostituto procuratore della direzione distrettuale antimafia, che continua -. Chi li prende un domani dovrà sottostare alle loro richieste perché hanno un debito di vita”.

“Quando ti arriva il pacco non vai a guardare la fedina penale di chi te lo porta. Lo accetti perché c’è la gente che non può mangiare”, racconta a ‘Le Iene’ un residente. “Dire che non esiste la criminalità organizzata è indice dell’opposto. Ci sono dinamiche ormai rodate, difficili anche da denunciare”, spiega Maresca.

In molti infatti hanno smesso di lavorare dall’8 marzo, giorno del lockdown, e hanno difficoltà a sbarcare il lunario. “La gente non riesce a mettere il piatto a tavola, la cassa integrazione non arriva, chi lavorava a nero non ha più una lira” raccontano alcuni cittadini all’interno del servizio che, chiaramente, ipotizza di un connubio tra gli aiuti (pacchi alimentari e simili) dati ai cittadini e la camorra.

La realtà di Scampia

Guardando oltre l’ipotesi alzata da Giulio Golia, si può serenamente dire che a Scampia una certezza c’è: nel quartiere sono infatti attivi almeno 3 centri di distribuzione alimentare, 3 coordinamenti, che mettono insieme la bellezza di 35 associazioni, dalla chiesa, ai rom, passando per le società sportive. Come raccontato anche da ‘Il Fatto Quotidiano’, è nato tutto in modo spontaneo, senza alcun tipo di scopo politico, nessuna corrente politica alla spalle, c’è solo il tentativo di arginare la povertà, di sostenere famiglie in crisi economica.

Realtà che si sono occupate e si occupano quotidianamente di 1500 famiglie, sottolineo il numero di 1500 famiglie, per un totale circa di 6000 persone. Secondo i dati ufficiali parliamo del 10% della popolazione di Scampia.

Realtà che autonomamente hanno attivato raccolte fondi recuperando oltre 35mila euro attraverso donazioni, realtà che contano più di 50 volontari, la gran parte giovani. Spese personalizzate, sostegno psicologico, centralino per le telefonate d’emergenza, consegna porta a porta, capannoni di 1000 metri quadri per lo stoccaggio degli alimenti, distribuzione di libri e fumetti per i più piccoli, insomma una vera e propria eccellenza territoriale.

La polemica sul web

Sul web è corsa forte la polemica contro il servizio delle Iene, definito da molti come “l’ennesimo tentativo di infangare Napoli”. “Un servizio montato ad hoc per far credere ciò che in realtà non è”, si legge sui social. Sempre sui social in molti raccontano invece di come dietro questi enormi gesti di solidarietà ci sia solo la volontà di ripartire, di alzare la testa e andare avanti con dignità, grazie all’aiuto di tante associazioni di volontari che, senza chiedere nulla in cambio, si impegnano ogni giorni per tentare di garantire un pasto caldo alle famiglie in difficoltà.

Uno dei tanti volontari è intervenuto questa mattina da Gianni Simioli a ‘La Radiazza’: “Hanno intervistato a queste persone che hanno fatto passare noi volontari come camorristi, cosa assolutamente non vera. Ad una signora che raccontava di come avesse ricevuto aiuti, Giulio Golia continuava a chiedergli della camorra. Ma questa camorra, dove sta?”.

Le parole di Ivo Poggiani, Presidente III Municipalità

Rintracciato da Gianni Simioli, il Presidente della III Municipalità di Napoli Ivo Poggiani ha preso le distanze da quanto fatto vedere ieri sera su Italia a Le Iene: “Io purtroppo ho visto il servizio delle Iene. Rispetto alla loro linea editoriale, in cui le narrazioni sono sempre tossiche su Napoli, non mi ci trovo. Mi dispiace essere apparso anche se per pochi secondi nel servizio. Ci hanno descritto come se qui fossimo in Sud America, come se i cartelli sud americani, i narcos si fossero trapianti in questo momento in città e stessero gestendo il movimento della solidarietà”.

Forte la presa di posizione di Poggiani, che difende apertamente le associazioni benefiche di Napoli: “Questo è uno schiaffo in faccia alle centinaia di associazioni che, tra parrocchie e centri sociali, si stanno spaccando la schiena”.

“La percezione che abbiamo camminando per la cittàcontinua il Presidente della III Municipalitàè di paura che le camorre possano entrare in qualche tipo di affare losco. Lo spiegava bene uno dei magistrati intervistati ieri che ha spiegato come, in Campania, per qualsiasi tipo di emergenza, partendo dal terremoto in Irpinia e dall’emergenza rifiuti, le camorre si sono inserite. Questa quindi è una paura che abbiamo tutti noi”. La percezione che si ha nei quartieri, racconta Poggiani, è però un’altra: “Se scendi nei quartieri, e bussi alla porta di qualsiasi associazione, si vede come ci sia davvero gente che si spacca la schiena”.

“Lo stato non c’è, è in estremo ritardo, e questo lo percepiamo tutti. Però il Comune, con un po’ di risorse che sono arrivate anche dallo Stato, è riuscito a portare gli aiuti a 16 mila persone”, aggiunge.

Lo speaker radiofonico Gianni Simioli, ha poi raccontato di come secondo lui questa sia: “Un’aggressione violenta ai danni nostri da parte di Mediaset” perché, racconta: “Prima Striscia, poi Le Iene. E’ tutta una questione di montaggio”.

Alla fine dell’intervista, Poggiani ha poi voluto raccontare un aneddoto sull’acquisto dei pacchi alimentari a Scampia: “Ad un certo punto fanno vedere l’immagine di alcuni pacchi, e la rabbia più grande è che sono stati acquistati proprio da Giulio Golia. Proprio lui mi ha dato una mano a raccogliere un po’ di soldi che si sono trasformati in aiuti. Ci siamo sentiti spesso a telefono, e gli ho raccontato per filo e per segno tutto quello che si stava muovendo a Napoli, questa macchina enorme che lui conosce”.