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Le foto pubblicate da Anna Bettozzi

Viveva nel lusso grazie ai soldi della camorra, scattano le manette per la cantante Anna Bettozzi. La donna è finita nell’indagine Petrol-mafia condotta dalle DDA di Napoli e Roma contro il clan Moccia e la Max Petroli SRL. Il clan Moccia costituisce una tra le più potenti e pericolose organizzazioni camorristiche del panorama nazionale. Notoria per loro abilità nello stringere patti con esponenti di rilievo dei settori pubblico e privato per agevolare profittevoli investimenti di capitali illeciti nell’economia, legale e illegale.

Tra le indagini condotte dalla DDA di Napoli negli ultimi 15 anni sui Moccia, quella odierna mette in luce le più attuali evidenze degli interessi del clan nell’economia legale. In particolare nel “settore strategico dei petroli”. Questa attività prende le mosse nel 2015 da una indagine del Gico della Guardia di Finanza di Napoli – su delega della DDA partenopea – che riguardava inizialmente rilevanti investimenti del clan Moccia nei settori dell’edilizia e del mercato immobiliare.

LA FIGURA DI ANTONIO MOCCIA

A conferma dell’importanza attribuita al nuovo canale “legale” di investimento, se ne occupa personalmente un esponente di vertice del clan. Antonio Moccia attraverso contatti, ampiamente intercettati, con l’imprenditore di settore Alberto Coppola, coi commercialisti Claudio Abbondandolo e Maria Luisa Di Blasio  e col faccendiere Gabriele Coppeta. Infatti Coppola utilizzava nelle proprie relazioni commerciali la sua parentela con Antonio Moccia, presentandosi all’occorrenza come suo cugino. Lo stesso MOCCIA qualificava il COPPOLA pubblicamente come suo “cugino”.

QUANDO ANNA BETTOZZI INCASSO’ I SOLDI DELLA CAMORRA

Attraverso una serie di operazioni societarie, il gruppo entra in rapporti con la Max Petroli SRL, ora Made Petrol Italia Srl di Anna Bettozzi. La donna aveva ereditato l’impero di Sergio di Cesare, noto petroliere romano.

La donna trovandosi a gestire una società in grave crisi finanziaria grazie alla conoscenza di Coppola era riuscita a ottenere forti iniezioni di liquidità da parte di vari clan di camorra tra cui quelli dei Moccia e dei Casalesi. La camorra le aveva consentito di risollevare le sorti dell’impresa. Aumentò in modo esponenziale il volume d’affari passato da 9 milioni di euro a 370 milioni di euro in tre anni. Evoluzione ricostruita dal III Gruppo Tutela Entrate della GDF di Roma su delega della DDA capitolina, anche grazie alla trasmissione da parte della Procura di Napoli delle proprie risultanze investigative. Condotta in totale osmosi informativa.

Risulta che la 62enne Bettozzi avrebbe sfruttato non solo il riciclaggio di denaro della camorra, ma anche i classici sistemi di frode nel settore degli oli minerali, attraverso la costituzione di 20 società “cartiere” per effettuare compravendite puramente cartolari in modo tale eludere con la Made Petrol le pretese erariali, potendo così rifornire i network delle cosiddette . “pompe bianche” a prezzi ancor più concorrenziali.

ANNA BETTOZZI, UNA VITA IMMERSA NEL LUSSO

Il successo imprenditoriale consentiva inoltre agli indagati di mantenere un elevato tenore di vita, fatto di sontuose abitazioni, gioielli, orologi di pregio e auto di lusso.
Nel mese di maggio 2019 la donna fu fermata a bordo di una Rolls Royce alla frontiera di Ventimiglia. Bettozzi si recava a Cannes per partecipare all’omonimo festival del cinema, e trovata in possesso di circa 300mila in contanti. I successivi accertamenti presso il lussuoso albergo a Milano dove soggiornava, consentirono di rinvenire altri 1,4 milioni di euro, sempre in contanti, poi sottoposti a sequestro.

LA BASE LOGISTICA DEL CLAN MOCCIA

Nel frattempo i Moccia ponevano la base logistica per lo svolgimento delle attività fraudolente negli uffici napoletani di Coppola. Da lì venivano coordinate le commesse di materiale petrolifero e organizzato il vorticoso giro di fatturazioni per operazioni inesistenti e i movimenti finanziari (esclusivamente on-line). Per il gruppo criminale, infatti, una volta disposti i bonifici relativi al formale pagamento del prodotto energetico sorgeva la necessità di monetizzare in contanti le somme corrispondenti all’Iva  non versata all’erario dalle società cartiere.

L’ORGANIZZAZIONE PARALLELA DELLA CAMORRA

Per la raccolta delle ingenti somme liquide derivanti dalla frode, il clan Moccia si avvaleva di una vera e propria organizzazione parallela, autonoma e strutturata. Struttura dedita al riciclaggio di elevate risorse finanziarie, gestita da “colletti bianchi”. Attività svolta sul territorio partenopeo che su quello romano. In pratica, le società “cartiere” gestite dal gruppo Coppola. Una volta introitate le somme a seguito delle forniture di prodotto petrolifero, effettuavano con regolarità ingenti bonifici a società terze, simulando pagamenti di forniture mai avvenute. Quest’ultimo, mediante la propria organizzazione territoriale, provvedeva ai prelevamenti in contanti e alle restituzioni tramite “spalloni”. Nello svolgere tale attività, questo gruppo tratteneva per sé una percentuale su quanto incassato.

IL RICICLAGGIO NELL’ECONOMIA LEGALE

Si trattava in buona sostanza di soldi provenienti dalle attività illecite dei clan reinvestiti in un settore economico legale, quello dei petroli, per produrre altri proventi illeciti attraverso le frodi fiscali. Un effetto moltiplicatore dell’illecito che finisce per annichilire la concorrenza, sia per i prezzi alla pompa troppo bassi per gli operatori onesti. Sia perché questi ultimi indietreggiano quando capiscono che hanno di fronte imprenditori mafiosi.

Per il territorio di Roma, quella struttura professionale si avvaleva di altri soggetti che gestivano piccoli gruppi di persone. Le mansioni erano quelle di effettuare continui prelievi di contanti (in misura frazionata) su conti correnti postali intestati a società cartiere e/o a soggetti prestanome. Tali risorse finanziarie in contanti, una volta raccolte, venivano concentrate nell’area napoletana, e fatte pervenire, tramite “spalloni”, agli stessi riciclatori romani. Successivamente provvedevano alla consegna ai “clienti”, tra i quali come detto figurava proprio il gruppo societario facente capo ad Alberto Coppola e Antonio Moccia a perfetta chiusura del riciclo di denaro sporco.

IL RAPPORTO TRA COPPOLA E ANNA BETTOZZI

Quindi Antonio Moccia, Alberto Coppola e Anna Bettozzi risultano gravemente indiziati di aver stretto un accordo societario di fatto per la commissione di illeciti di cui hanno beneficiato praticamente tutti i soggetti coinvolti. Il rapporto con Alberto Coppola è stato fondamentale per Anna Bettozzi. L’uomo è subentrato nell’azienda in un momento di evidenti difficoltà economiche e gestionali dovute anche ai problemi di salute del marito.

Bettozzi è risultata donna scaltra e molto ben inserita negli ambienti del potere imprenditoriale (e non solo) capitolino. Tuttavia non era all’altezza di sostituire da sola il coniuge, petroliere di collaudata esperienza. Il patto con Coppola e Moccia, dunque, apportò agli affari comuni la competenza “specialistica” di Coppola. Soprattutto le provviste finanziare e il sostegno del potere mafioso del Moccia, le une e l’altro non soltanto ben accetti ma anche ricercati dal mondo affaristico romano.

BENZINA A BASSO COSTO, LA STRATEGIA DELLA CAMORRA

Nel settore degli oli minerali il clan Moccia era diventato egemone proprio grazie ai prezzi super-competitivi. Questi ottenuti grazie alle frodi, ciò provocò reazioni anche violente da parte di altri clan della camorra. Alberto Coppola subì due attentati con esplosione di colpi di pistola. A seguito degli atti criminali non esitò a chiedere aiuto al suo referente e parente Antonio Moccia che si attivò. Ne consegue una pax mafiosa, imposta dai Moccia e suggellata con la cessione di una quota dell’impianto di carburanti al clan Mazzarella.

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