Caserma degli orrori a Piacenza, carcere confermato per i carabinieri: “L’inchiesta si allarga”

Tre carabinieri napoletani arrestati nel blitz a Piacenza
Tre carabinieri napoletani arrestati nel blitz a Piacenza

Restano in carcere i carabinieri arrestati nell’inchiesta Odysseus della Procura di Piacenza. Il blitz ha portato anche al sequestro della caserma della stazione ‘Levante’ dell’Arma, primo caso in Italia. Secondo il Gip Luca Milani rimane però il pericolo di inquinamento probatorio. Si è attenuato il rischio che commettano ulteriori reati, dal momento che i militari sono stati immediatamente sospesi dal servizio. L’indagine della Guardia di Finanza, coordinata dal procuratore Grazia Pradella e dai pm Matteo Centini e Antonio Colonna, è infatti ancora in corso e nuovi sviluppi si attendono nei prossimi giorni.

Le ragioni della conferma del carcere sui carabinieri

Tra le ragioni per cui il giudice non ha accolto la richiesta di revoca o sostituzione della misura più restrittiva c’è il fatto che le dichiarazioni rese da chi ha risposto alle domande, negando il proprio ruolo nei gravi reati contestati, divergono in maniera significativa dalla versione data dall’appuntato Giuseppe Montella, ritenuto la figura chiave del gruppo finito nel mirino degli investigatori per fatti dispaccio, tortura, estorsione e non solo. Montella, “un delinquente, nel senso etimologico e giuridico del termine”, come si legge nelle carte dei pm che ricostruiscono le ‘scorribande’ dei carabinieri ‘infedeli’, ha scelto una linea di “collaborazione completa, chiarificatrice, esplicita e senza esitazioni”, per usare le parole di uno dei suoi legali, l’avvocato Giuseppe Dametti, al termine dell’interrogatorio.

Il ruolo della compagna e le parole del legale dei carabinieri di Piacenza 

La sua compagna, intanto, Maria Luisa Cattaneo, che per gli inquirenti è stata sua complice, ha ottenuto un’attenuazione della misura cautelare. Difesa dall’avvocato Daniele Pezza, rimane agli arresti domiciliari, ma potrà lasciare la casa per vedere i suoi figli e, inoltre, d’intesa con l’azienda per cui lavora, potrà fare smart working. Lo stesso legale difende anche Matteo Giardino, il padre di Alex, Simone e Daniele, accusati di essere gli spacciatori di riferimento del gruppo. Per lui la Procura ha chiesto e il Gip ha accolto un aggravamento: dai domiciliari raggiungerà i figli in carcere a causa di un’intervista televisiva fatta prima dell’interrogatorio, vietata per chi è sottoposto alla misura cautelare.

Il Riesame

Al momento non sembra che da parte delle difese della maggior parte degli indagati ci sia la volontà di presentare ricorso al tribunale del Riesame. Una tattica processuale per evitare un cumulo a carico degli assistiti di pronunce giudiziarie negative, seppur in fase di indagine. Nei prossimi giorni invece si dovrebbe capire qualcosa in più sugli accertamenti tecnici da svolgersi nella caserma sequestrata. Le difese dei carabinieri hanno chiesto l’incidente probatorio, così da poter nominare consulenti di parte. Intanto, gli inquirenti continuano a lavorare sottotraccia. Non è escluso che a breve alcune delle persone coinvolte vengano convocate nuovamente. Forse anche lo stesso Montella, per chiarire meglio alcuni dettagli emersi in questa fase.

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