Nel giugno del 2020 il tribunale di Sorveglianza di Bologna respinse il ricorso della difesa di Raffaele Cutolo. Riguardava il rinvio dell’esecuzione della pena, con detenzione domiciliare, per motivi di salute. Il fondatore della Nuova Camorra Organizzata, 78 anni, restò, dunque, in carcere a Parma, dove è detenuto in regime di 41 bis. Secondo quanto apprese l’ANSA, il tribunale, che ha fatto un’ampia valutazione dopo la pronuncia del 12 maggio del magistrato di Reggio Emilia. Vennero confermate che le condizioni del boss non sono incompatibili con la detenzione carceraria.

RESPINTA LA SCARCERAZIONE DI CUTOLO, LE MOTIVAZIONI DEI GIUDICI SCRITTE NEL GIUGNO 2020

 “Si può ritenere che la presenza di Raffaele Cutolo potrebbe rafforzare i gruppi criminali che si rifanno tuttora alla Nco, gruppi rispetto ai quali Cutolo ha mantenuto pienamente il carisma”. Sottolineò il tribunale di Sorveglianza di Bologna, nel valutare la pericolosità del boss e il rischio di recidiva. Cutolo “nonostante l’età e la perdurante detenzione rappresenta un ‘simbolo’ per tutti quei gruppi criminali” che continuano a richiamarsi al suo nome”.

Nel caso di Raffaele Cutolo non apparve: “Ricorrere con probabilità il rischio di contagio da Covid-19”. Scrisse il tribunale di Sorveglianza di Bologna, che respinse il ricorso del del boss. Nell’ordinanza del 2020 si sottolineò come nessun detenuto è risultato positivo al covid nel carcere di Parma, e che le informazioni acquisite dal dipartimento di salute pubblica dell’Asl di Parma segnalarono che “l’evoluzione dell’epidemia nel tempo e nello spazio, su base regionale, rientra nella curva discendente”. 

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