Erano da poco trascorse le 16 quando in vico Cotugno a Miano (chiamata ‘abbasc Miano’) quando un incendio distrusse quasi del tutto l’abitazione riconducibile al ras Luigi Cifrone, ex colonnello al soldo del clan Lo Russo (leggi qui l’articolo). Era il 12 settembre del 2019. Quell’episodio era sintomo della tensione con quelli di ‘Abbasc Miano’. Un nuovo gruppo che avrebbe reclamato spazi di autonomia importanti rivendicando la sua ‘purezza criminale’. Contestando, anche apertamente e con stese ed intimidazioni, la vecchia guardia dei Lo Russo. Ossia coloro che con i loro pentimenti avrebbero ‘inguaiato’ più di un personaggio in passato militante nella formazione mianese. E’ questo uno dei punti di non ritorno della guerra scoppiata negli ultimi mesi tra quelli di ‘Abbasc Miano’ riuniti sotto il triumvirato Balzano-Scarpellini-D’Errico e i Cifrone-Tipaldi della ‘Miano di sopra’.

Tutti a processo ras e gregari dei Cifrone

Proprio quest’ultimi, per cui è stato chiesto il giudizio immediato (leggi qui l’articolo), risponderanno a vario titolo, sono associazione di tipo mafioso, associazione finalizzata al traffico illecito di sostanze stupefacenti, estorsione, minaccia, detenzione e porto di armi e munizioni. Tutti reati sono aggravati dal fine di avvantaggiare il sodalizio camorristico. Gli investigatori sono riusciti a ricostruire il sistema mediante il quale il gruppo criminale ha sottoposto undici esercenti ad estorsioni attraverso intimidazioni di stampo mafioso. Ha imposto loro la fornitura di generi alimentari e costringendoli, con la violenza, ad astenersi dal vendere nella zona sotto controllo del clan.

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