Don Michele Barone, parla l’ex fidanzata: “Ci teneva alla mia verginità, voleva spogliarsi per… “

Don Michele Barone di nuovo nell’occhio del ciclone. Non solo per le ultime rivelazioni su esorcismi e molestie sessuali, ma anche per le dichiarazioni del cugino, suo omonimo, ex boss e braccio destro di Michele Zagaria, ora collaboratore di giustizia.

LE TESTIMONIANZE DEL PENTITO E DELLA EX FIDANZATA

Le dichiarazioni del cugino sono state affiancate a quelle della sua prima fidanzata, che aveva mentre era già sacerdote.. “Era tutto fuorché un prete. Ci incontravamo sempre in una stanza che lui usava per fare le confessioni. Facevamo sesso anale perché diceva di tenere alla mia verginità, che voleva aspettare di sposarmi. Perché Michele voleva spogliarsi dei voti per prendermi in matrimonio. Non l’ha mai fatto, così l’ho lasciato. E quando ho chiuso, è andato dai genitori e ha detto che non voleva fare più il prete. La madre gli disse che gli avrebbe tolto tutto, che doveva scordarsi di avere un padre e una madre. E a quel punto intervenne il cugino, il boss”. 

Parallelamente al racconto della ragazza, l’ex boss fornisce la sua versione. “Suo padre venne da me per un problema: c’era una ragazza per cui mio cugino aveva preso una sbandata. Un po’ tutti lo sapevano in paese, ed era un problema. Il padre mi chiese di intervenire e risolverlo. Tentai di fare a modo mio“.

Il cugino è venuto a casa mia” racconta l’ex fidanzata “E’ andato da mia mamma e le ha detto ‘ricc a chest che l’adda fernì, pcchè iss adda fa o pret e bast’. Ma lui non era un prete, era un ragazzo di 23 anni a cui piacevano le auto, i soldi e le firme… Una volta mi diede un mazzetto di soldi falsi e mi disse spendili. Io non li ho presi. E una volta al mese cambiava scheda telefonica”.

I RAPPORTI CON LA CAMORRA

Le ultime dichiarazioni del pentito svelano i rapporti di Don Michele con la camorra. “Per quanto possa sembrare strano, viste le mie esperienze criminali, sono più sacerdote di lui. Lui portava solo la tunica del sacerdote, ma il prete vero e proprio non l’ha mai fatto. Non so dire come facesse ad avere quei soldi. Il suo tenore di vita era incompatibile con quello di sacerdote. Aveva ottimi rapporti con le forze dell’ordine. In particolare con un finanziere di San Marcellino. Era il cappellano del carcere. E vista la sua disponibilità e vicinanza con il mondo della criminalità, ero certo che potesse essere investito di ambasciate dal carcere verso l’esterno. So che Diana Luigi detto ‘o manovale’ e Panaro Nicola, il cugino di Sandokan, hanno utilizzato Don Michele per ambasciate all’esterno“. Naturalmente si tratta di accuse che vanno riscontrate in sede processuale e che sono tutt’ora al vaglio dei magistrati inquirenti.