Intervista a Enzo Savastano, il neomelodico 2.0: “Io necessario per l’evoluzione del genere”

E’ da pochi giorni uscito il suo ultimo album o LP, come lo chiama lui, “Io sono con Voi”. Si chiama all’anagrafe Antonio De Luca ma in arte è oramai conosciuto col nome Enzo Savastano. Un cantante neomelodico 2.0, come piace definirsi, l’evoluzione del genere che fa del ‘gagaga’ un mantra. Noi di InterNapoli.it lo abbiamo intervistato e chiesto curiosità e progetti futuri.

Come è nata la “passione” per la canzone neomelodica a sfondo ironico?

La mia passione per la canzone neomelodica è nata a “causa” di mia sorella che nel pieno momento in cui stavo diventando un prodigio della lirica si è fidanzata con un neomelodico e allora per solidarietà familiare ho dovuto cambiare il mio genere musicale.

Come definirebbe il suo genere musicale?

Il mio genere è saporito, come un bel pasta e fagioli con le cozze.

“Reggae neomelodico”, “Amico zampognaro” e “Pomeriggi che sanno di Barbara”, canzoni coinvolgenti e, allo stesso tempo, singolari e con tematiche diverse. Come nascono questi testi?

I miei testi nascono tutti davanti ad un bel bicchiere di vino bianco, perché credo fermamente che non si possa fare neomelodia senza vino. I testi raccontano quella che è la vita di Enzo Savastano e quello che succede durante il suo percorso artistico e non.

A proposito di Barbara come giudica il clima quasi di ostilità degli altri ospiti nei suoi confronti quando è stato da lei?

Purtroppo c’è sempre ostilità nei confronti dei politici del nord.

Nei suoi lavori si è fatto anche accompagnare da artisti importanti come Daniele Sepe. Prevede altre collaborazioni?

Il mio sogno più grande per il futuro sarebbe quello di fare un disco con Ray Charles.

Quando nasce Enzo Savastano e perché il mito dell’artista con gli occhiali sempre e comunque?

Enzo Savastano nasce quando avevo 5 anni e ho visto il pianoforte bianco di famiglia per la prima volta, da lì è stato subito amore. Gli occhiali invece sono dovuti all’Accademia della Neomelodia di Stoccarda dove sono obbligatori e poi, come insegnano lì, non è l’artista che sceglie gli occhiali ma gli occhiali che scelgono l’artista.

Lei ha avuto un grande precursore che è Tony Tammaro. Cosa ha preso da lui e in cosa si distingue?

Si lui è stato un esempio, la differenza tra noi è che Tony preferisce la chitarra per i suoi pezzi mentre io prediligo il sax.

Come giudica il genere neomelodico di cui lei si prende sberleffo?

Un genere che non si è mai innovato e per farlo ci è voluto Savastano. Diciamo che sono stato un male necessario (ride, ndr).

Nel suo ultimo album ci sono alcuni testi impegnati come “La nostra prima settimana bianca” o “La moglie dei cantanti famosi”, è un “influenza” di altri generi momentanea o in futuro vedremo un Savastano diverso?

Più che di altri generi l’influenza è di mia moglie, a cui ho dedicato “La moglie dei cantanti famosi”, visto che ormai non mi fa più uscire di casa perché ha capito dove vado a finire dopo i concerti.

Cosa si aspetta dal tour che sta per partire?

Il solito affetto che questi occhiali vedono ogni volta che mi esibisco in pubblico.