«La polizia ci segue..».L’ultimo AUDIO dei napoletani scomparsi in Messico

«Ci hanno fermato cinque macchine della polizia, ci hanno detto di fermarci. Ora stiamo seguendo un poliziotto in motocicletta». Poche ma concise parole contenute in un audio con cui Antonio Russo manda un messaggio a suo cugino Gino. E’ questa l’ultima traccia dei tre napoletani scomparsi in Messico più di due settimane fa. La scomparsa in Messico dei tre napoletani Raffaele Russo, suo figlio Antonio e suo nipote Vincenzo Cimmino, rispettivamente di 25 e 29 anni, potrebbe essere collegata all’attività che svolgevano in Messico. È la convinzione degli investigatori al termine delle prime verifiche svolte anche attraverso i contatti con le autorità locali. Una pista emersa in queste ultime ore grazie ai contatti che la Farnesina ha avviato con le autorità locali che hanno smentito di aver prelevato i tre tramite forze di polizia. Resta però quest’audio che solleva più di un interrogativo sul destino dei tre napoletani. Negli audio si sente la voce di Antonio insieme al cugino Vincenzo Cimmino. Erano andati sul posto dove presumevano ci fosse Raffaele Russo ma sarebbero stati fermati da alcuni agenti: i familiari sospettano che quelli potrebbero essere finti poliziotti.

La procura di Roma ha aperto un fascicolo d’inchiesta contro ignoti ma per ora senza ipotesi di reato. Francesco (figlio e fratello di due scomparsi) ha parlato ai media italiani dicendo che sono in contatto con l’ambasciata italiana ia Città del Messico e per ora non hanno avuto nessuna notiza. Si sospetta che i tre siano rimasti vittima di un sequestro o di una rapina. . «Mio marito – ha dichiarato Silvana Esposito, moglie di Raffaele Russo – ha qualche pendenza con la giustizia, poca roba, un’accusa di tentata truffa. Roba che non ci ha mai arricchiti. Guardatemi», dice, mostrando la vestaglia che indossa da giorni. La famiglia Russo vive nelle cosiddette Case Nuove di Napoli, palazzoni popolari che si affacciano su via Marina. Parenti e vicini si alternano per offrire conforto, soprattutto a Silvana, che non si dà pace. «Mio padre, mio fratello e mio cugino sono brave persone – dice Daniele Russo, figlio di Raffaele e fratello di Antonio – devono tornare a casa. Chi può ci deve aiutare, ci meritiamo un aiuto». La famiglia Russo spiega anche come mai l’allarme sia stato lanciato a 17 giorni dalla scomparsa: «Pensavamo fosse un rapimento lampo: avremmo pagato il riscatto per riportarli a casa. Quello è un Paese senza legge, fanno paura», dice Gino che poi aggiunge: «non sappiamo se zio Raffaele sia stato rapito ma abbiamo la certezza che Antonio e Vincenzo sono stati fermati dalla polizia. Ma da quel momento non abbiamo più tracce. Per questo chiediamo aiuto alle istituzioni italiane»