La storia della tregua tra i Misso e l’Alleanza di Secondigliano: «Dovevamo camminare insieme»

Doveva essere il congresso di Vienna della camorra partenopea, il summit che doveva porre fine alla guerra tra fronti contrapposti. A partire dalla fine degli anni Novanta dunque partì una ‘trattativa’ tra il clan Misso e l’Alleanza di Secondigliano, trattativa che doveva chiudere o quanto meno ‘raffreddare’ di dissapori e le tensioni registratesi negli ultimi anni tra i due gruppi. Questo retroscena è contenuto nell’ordinanza che due mesi fa ha inferto un duro colpo all’Alleanza di Secondigliano. Nel provvedimento di fa riferimento alle dichiarazioni rilasciate ai magistrati da Giuseppe Misso ‘o chiatt, nipote omonimo di Giuseppe Missi:«Dal 1996 fino alla guerra che il clan Contini vinse contro il gruppo di Vincenzo Mazzarella nel 1998 il clan Contini dominava su diversi quartieri della città…. Come già detto in altri verbali di interrogatorio Edoardo Contini e mio zio giunsero ad un accordo di pace, siglato dopo l’omicidio Prota che avvenne nel 2011. In questo incontro fu siglato un vero e proprio patto di non belligeranza tra il clan Misso che si faceva garante dei Mazzarella, storici nemici dei Contini, e i Contini che si facevano garanti dei Licciardi, storici nemici dei Misso. Ovviamente mio zio era comunque pronto a rompere questo patto se avesse avuto la possibilità di uccidere Vincenzo Licciardi. Dopo questo accordo si stabilì che i nostri uomini e quelli del clan Contini avrebbero dovuto ‘camminare insieme’ anche a dimostrazione della pace intervenuta e infatti diversi affiliati al clan Contini venivano abitualmente alla Sanità, io stesso ho partecipato ad una riunione in cui era presente Peppe ‘o guaglion (Giuseppe Ammendola, storico esponente del clan Contini).

A sostegno delle dichiarazioni di Misso junior ci sono quelle rilasciate da suo cugino  Michelangelo Mazza il 21 marzo del 2011:«Quando i due schieramenti erano convinti della necessità della tregua questa fu siglata a casa di….. (che era all’oscuro di tutto).  In questa riunione ci interessammo di risolvere innanzitutto il problema militare, dal momento che non dovevano essere più create occasioni di scontro tra clan. Edoardo Contini garantì la tenuta della tregua parlando anche per i Licciardi e per i Mallardo, ossia per l’intera Alleanza di Secondigliano».