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lunedì, Agosto 15, 2022
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‘‘La vecchia scortecata’’ al Don Minzoni nella versione rivisitata di Fiorenzia e Smeraldina


Si ritorna a parlare di Giovan Battista Basile in una Scuola di Giugliano.

La fiaba, rielaborata per la regìa di Teresa Barretta, è stata impreziosita con i canti di Margaret Ianuario 

di Emmanuele Coppola

Un’occasione per continuare a credere, o a sperare, che ci sia ancora qualcosa da fare, dico a riguardo della Cultura che si dovrebbe declinare e coniugare nella ‘‘Giugliano Città della Fiaba’’, in questo trascurato territorio che si volle così idealmente recuperare, o per lo meno esaltare, ad opera del Consiglio Comunale nella ormai lontanissima seduta dell’11 ottobre 1998. Correva allora l’anno della 3ª edizione del Premio Nazionale Giovan Battista Basile. Parliamo, a distanza di circa venticinque anni, di un’altra generazione e di qualcosa che avremmo dovuto trasmettere agli altri, ai quali, però, dopo altre sporadiche fiammate di entusiasmo destabilizzante, lo abbiamo semplicemente nascosto, dopo averlo massacrato con il metodo della damnatio memoriae dei protagonisti locali. Ed io adesso, con cognizione di causa, sarei tentato di insinuare che Giovan Battista Basile è morto.

Ma non la pensano così le studentesse e gli studenti dell’Istituto Don Giovanni Minzoni, che si trova a Giugliano, ai quali di recente è stata offerta l’opportunità di riscoprirlo attraverso l’originale rappresentazione di una una fiaba estrapolata da Lo cunto de li cunti dall’immarcesibile attrice e regista  Teresa Barretta, abilmente coadiuvata dall’artista Margaret Ianuario, voce canora affabulatrice e poliedrica musicista , anche lei di marca giuglianese, che pure ebbe già modo di esibirsi all’epoca delle speranze in fiore.

Le due nostre valenti professioniste hanno curato la messa in scena della fiaba ‘‘Fiorenzia e Smeraldina’’,  riuscendo in poco più di un mese ad amalgamare in una insolita Compagnia Teatrale una compatta rappresentanza di allievi ed allieve del Minzoni, a ciò tutti giustificati dall’opportunità di partecipare all’elaborazione di un cosiddetto PONSFE, ovvero un Programma Operativo Nazionale per la scuola, finanziato dal Fondo Sociale Europeo, con i seguenti tre moduli integrati: «Emozioni in scena – Il linguaggio delle emozioni – Minzoni Ensemble Vocale». Cose utili, che si fanno in quasi tutti gli Istituti, con la guida affidata ad alcuni docenti/tutor, ma con il supporto necessario di esperti esterni, a seconda delle tematiche prescelte con il determinante avallo della Dirigenza scolastica. Nel nostro caso, questo PONFSE è stato fortemente incoraggiato dalla Preside Prof.ssa Eleonora Vastarella, che non si è fatta scappare l’ultima occasione di vedere utilmente ‘‘sfruttata’’ la professionalità artistica di una sua docente, la Prof.ssa Teresa Barretta, che il 28 giugno 2022 ha preso congedo dall’insegnamento scolastico curando la regìa della fiaba in oggetto, che ella stessa ha in passato portata in scena in tante diverse località, soprattutto della Campania, ed in particolare nel dicembre 2017 in Basilicata, al Rapone Fiaba Festival, insieme con Antonella Raimondo, ed ancora con Margaret Ianuario insieme con i musicisti del suo gruppo I Damadakà.

Margaret Ianuario e Teresa Barretta
La Dirigente Eleonora Vastarella
rende omaggio alle allieve/attrici Fabiana Servodio ed Elena D’Avino

Torniamo all’attualità di questi ultimi giorni, e quindi all’argomento che intendo fare oggetto di questo articolo, che vuol essere una recensione critica dello spettacolo. Non si troverà nell’indice di Lo cunto de li cunti la fiaba ‘‘Fiorenza e Smeraldina’’, perché così l’ha voluta intitolare Teresa Barretta, e si tratta di ‘‘La vecchia scortecata’’, il Trattenemiento Decemo de la Iornata Primma, nel quale le due donne non hanno un nome, ma sono semplicemente qualificate come due laide sorelle di età incerta. Questa fiaba, che Teresa Barretta aveva fatto rappresentare a Zungoli (Av), nel giugno 2012, dai suoi allievi del Teatro di Dioniso, è stata anche recuperata da Mario Martone nel trittico del film Il Racconto dei racconti (Tale of the tales, 2015), insieme con Lo polece e La cerva fatata. Non è il caso, quindi, che se ne racconti la trama. Ma procediamo per andare incontro alle ragazze ed ai ragazzi che l’hanno rappresentata la sera del 28 giugno sul palco/pedana dell’Auditoriun dell’Istituto Don Minzoni alla presenza di una buona rappresentanza di genitori, ma non tale da soddisfare le attese, forse perché increduli, non abituati a frequentare i luoghi della Cultura, quale deve essere anche la Scuola, quasi consci del fatto che qui le offerte culturali scarseggiano, per essere criticamente generosi. In ogni caso, si è concluso bene, nel segno della Cultura, l’anno scolatico al Don Minzoni, con questi studenti che hanno preso commiato dai loro docenti con l’esibizione di una attività teatrale e musicale intesa come arte collettiva, al di là di tutte le altre motivazioni di attività sociale, di educazione civica e della cosiddetta cittadinanza attiva.

Il Teatro dell’Istituto, più che un palco, ha una pedana di immediato contatto con il pubblico, una buona soluzione per tenervi soprattutto convegni e conferenze, con circa duecento posti a sedere, più o meno il meglio che si riesce a trovare a Giugliano, dove si è tanto costruito distrutto e ricostruito negli ultimi trent’anni, ma nessuno è stato capace di sognare politicamente la costruzione di un Teatro, per correre appresso alle sollecitazioni populiste.

La preparazione di questa rappresentazione teatrale è stata accelerata e ristretta nell’arco di poco più di un mese, con sostituzioni in corso d’opera, causa Covid, di una parte delle attrici designate. Non è stato possibile allestire una scenografia rispondente alla trama della fiaba, che è stata sostituita dall’oggettistica sufficiente a rendere comunque l’ambientazione del racconto. Ma sul basso palco, a destra, era posto in significativa evidenza un messaggio di trascurata attualità: il quadro di Giovan Battista  Basile, riproduzione originale ad olio di Giovanni Tesone, distribuito in copia in tutte le scuole di Giugliano nel 1998, quando il Consiglio Comunale dichiarò finalmente ‘‘Giugliano Città della Fiaba’’.

‘‘Fiorenzia e Smeraldina’’, ovvero ‘‘La vecchia scortecata’’, è un racconto calato nella suggestiva cornice di un passato storicizzato, a margine di una corte feudale, in una commistione armonizzata tra nobili e plebei, tra i potenti e il popolo minuto che si raccordano per l’intervento del soprannaturale, consono soprattutto alla comprensione di questa gente umile del borgo, ovvero le creature fantastiche di un loro immaginario trasognante, ovvero le fate, che condizionano i ruoli sociali con la meraviglia, con l’incredibile, determinando la mutazione di stato sociale. E questa fiaba è tutto questo, con una plateale follia, con la volgarità immaginata ed esibita, con la contrapposizione del brutto e del bello, del male supremo della vecchiaia e del bello sublime della giovinezza, che qui, con la travolgente inventiva teatrale di Teresa Barretta, diventa un unicum. 

Ma questo non è lo spettacolo di Teresa Barretta come attrice, perché ne ha curato la regìa e la messa in scena, abilmente coadiuvata da Margaret Ianuario per la coreografia, le musiche ed i canti da lei stessa eseguiti. Questo è il teatro degli studenti e studentesse del Don Minzoni.

Margaret ha guidato cinque ragazze e tre giovani allievi ad essere un Coro di accompagnamento all’azione teatrale degli altri attori e attrici coordinate da Teresa, di contorno alla buona ed impeccabile recitazione di Elena D’Avino e Fabiana Servodio nelle vesti di Fiorenza Smeraldina, che hanno dimostrato una evidente dipendenza artistica dall’attrice/regista.

La rappresentazione teatrale è stata introdotta da Margaret Ianuario con la sua suggestiva Nuvena delle due sorelle, con la prima applauditissima esposizione del Coro (Ilaria Cerqua, Carmela Del Franco, Ginevra Massimo, Flora SivigliaGessica FederigoAlessio Cortese, Antonio De Rosa e Marco Agrillo).

La trama della fiaba è stata arricchita da altri quadri e personaggi femminili, che non si ritrovano nel testo del Basile, così come l’invenzione della Regina madre (Monica Borrelli) che procede sontuosa sulla scena accompagnata da una ancella (Maria Pia Vitale) e con il Principe figlio al seguito (Carmine Russo), da redarguire e indirizzare per la scelta della futura sposa.

Straordinariamente coreografica l’appìcceca violenta tra le due vecchie, Fiorenzia e Smeraldina, e le donne della servitù del Principe: una sarabanda di voci, grida e suoni; e si evidenzia, in questa come nelle altre scene, che non c’è stallo nella narrazione, ed il pubblico non si accorge della pur minima pausa di recitazione di qualche attrice.

Tutti i quadri sono introdotti o commentati dai testi cantati da Margaret con il supporto del Coro. E così ci è offerto il suggestivo canto ‘‘Madonna delle grazie che ‘mbraccia puorte ‘e ggrazie’’, tarantella di origine procidana, che noi ben conosciamo, a Giugliano, perché cantata dalle Figlie di Maria che sfilano in corteo oranti dietro il Carro della Madonna della Pace. Ma con altri due canti, e con dei quadri di proposito aggiunti alla trama della fiaba,  si è voluto rendere omaggio a Procida, ovvero con Li Sarracini addorano lo sole e La procidana (Sara Persico), per significare un omaggio all’isola designata Capitale italiana della Cultura per quest’anno, probabilmente inteso come una sottile denunzia perché nel lungo e ricco programma delle celebrazioni non si è pensato di candidare le Fiabe di Giovan Battista Basile.

Un altro quadro di forte ed allegro impatto emotivo, che ha invogliato il pubblico a partecipare con battute ritmiche delle mani, è stato ideato da Teresa e Margaret per giustificare l’introduzione del canto/tarantella Figlia figlia jésce e abballa, ovvero del monaco malizioso che provvede a fare la dote ad una povera ragazza, dove l’esilarante teatralità è stata mirabilmente espressa dallo Scazzamauriello scalzo che più volte attraversa la scena, ovvero ‘o Munaciello, nelle cui vesti si muoveva rapida e quasi danzante Annamaria Maisto.

Ed ancora troviamo, intrecciati alla trama della fiaba, altri antichi canti della tradizione campana, quali Jesce sole e Donna Sabella sventurata, che risalirebbero rispettivamente al 1200 ed al 1400.

Nel complesso giudico, questo spettacolo di contaminazione culturale tra la fiaba e il canto popolare, degno di accedere ad altri palchi cittadini, e non solo. Aggiungo che considero Teresa Barretta e Margaret Ianuario un duo travolgente e artisticamente encomiabile, quasi a voler dimostrare, per chi è notoriamente critico, come pure io lo sono, che a Giugliano ci sono delle eccellenze sottaciute.

Ma, poichè si è detto che questa rappresentazione teatrale di una fiaba del Basile appartiene agli studenti e alle studentesse dell’Istituto Don Minzoni – che hanno dimostrato a sufficienza di saper fare con entusiasmo e determinazione, se ben guidate magari nell’ambito di un auspicabile Laboratorio teatral/musicale, da istituire a Giugliano senza presuntuose esterofilie pregiudiziali – ritengo meritino tutti di essere chiamati all’appello, oltre quelli già nominati nel rispettivo ruolo: la fataCristiana Allario; la comaraMartina de Caro; la figliaFrancesca Cilento; il masturascio scorticatore, Vincenzo Palma, che ha avuto anche il ruolo di tecnico insieme con Annamaria SansoneGaia IacolareMarina Perillo e Sabrina D’Avino.

Ad essi soprattutto gli applausi, insieme con Teresa Barretta e Margaret Ianuario, senza sottacere l’impegno, come sprone, della Dirigente Eleonora Vastarella, e dei docenti Tutor e Coordinatori: Maria Teresa CaianielloCarmela UccieroCarmine AnzaloneVita Cècaro e Lisa Iodice.

Trionfale e festosa la chiusura della rappresentazione teatrale ed il commiato commosso alla Prof.ssa Teresa Barretta che ha così voluto lasciare l’insegnamento, all’insegna della versione tipicamente napoletana dell’oraziano Carpe diem, con l’invito gaudente di Pulecenella ad approfittare del presente, ovvero: «Magnammo, amici mieie, e po’ vevimmo ‘nfin a cche stace ll’uoglie a la lucerna…».

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