Il rovescio della medaglia. Gli inglesi che per giorni hanno detto trionfalmente “It’s coming home”, convinti di vincere l’Europeo in casa, hanno fischiato l’inno italiano, hanno insultato i giocatori che hanno sbagliato i rigori, e soprattutto i calciatori sconfitti si sono tolti la medaglia che spetta a chi perde la finale. Mentre il presidente dell’Uefa Ceferin la consegnava, i giocatori se la sfilavano.

Bandiere italiane calpestate, inno di Mameli fischiato, medaglie d’argento tolte dal collo al momento stesso della consegna. La serata che ha sancito la fine del sogno inglese di salire per la prima volta sul tetto d’Europa ha messo in evidenza non solo i limiti tecnici della squadra di Southgate, per lunghi tratti della gara messa sotto da quella di Mancini, ma anche la scarsa sportività di un popolo (o quantomeno, senza generalizzare, di molti) arrivato forse troppo carico a un appuntamento con la storia.

Maestri forse, ma non di sportività. Gli inglesi premiati con la medaglia dei secondi a Euro 2020 non hanno fatto nulla per dissimulare il fastidio per quell’oggetto poco gradito, togliendoselo pressoché immediatamente dal collo. Un (mal)costume a dire il vero diffuso un po’ su tutti i campi di calcio del mondo, in occasioni come questa, che fa riflettere sul fatto che sarebbe necessario costruire un’etica diversa anche per il pallone, perché, pur senza la controprova, non siamo certi che noi a parti invertite non avremmo avuto lo stesso atteggiamento. E anzi in passato ne abbiamo dato ampia dimostrazione.

I calciatori inglesi si sfilano le medaglie. Durante la premiazione i giocatori della Nazionale di casa, uscita sconfitta nella sfida contro l’Italia, si sono tolti le medagli subito dopo averle ricevute. Un gesto che in molti sui social hanno criticato definendolo: «irrispettoso».

Senza retorica, si tratta di un aspetto non marginale, non fosse altro perché gli eroi del calcio sono modello per tanti giovani che anche attraverso i gesti dei loro beniamini imparano a comportarsi dentro e fuori dalla sfera ludica o agonistica. L’esempio di Josep Guardiola, che dopo la sfortunata (per il suo City) finale di Champions di quest’anno ha guardato con affetto la “medaglia della sconfitta”, baciandola con delicatezza ha fatto sensazione.

 

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