«Levati stu cos a facc, fammi vedere chi sei», tre anni fa l’omicidio di Nunzia D’Amico

«Levati stu cos a facc, fammi vedere chi sei». Furono queste le parole pronunciate da Nunzia D’Amico ‘a passillon quel 10 ottobre del 2015. Il giorno della sua morte. Morì così, nel suo rione, in via Flauto magico 294, nel suo Conocal divenuto in quei mesi la roccaforte dei D’Amico che non volevano arrendersi allo strapotere dei De Micco. Quel giorno la donna si è recata a trovare uno dei suoi figli in carcere e di ritorno nel suo rione si era intrattenuta a chiacchierare con alcuni vicini. E’ in quel momento che si materializzò dinnanzi a lei la sagoma di un sicario con il volto coperto da passamontagna. La donna cercò di rifugiarsi dietro delle auto in sosta invitando il sicario a mostrare il volto fino a quando quest’ultimo non la colpì mortalmente cinque volte.

Quell’omicidio segnò la storia del rione legato alla leggenda dei ‘fraulella’. Tanto era il carisma criminale della ‘passillona’ che in un’intercettazione i carabinieri registrarono le sue parole. Parole da boss:«Ora la camorra la facciamo noi, tanto Cernobyl (soprannome di suo marito Salvatore Ercolani) non ci sta più… Ora è peggio: ora ci stanno le donne». E in merito a una proposta di accordo con i rivali del clan De Micco: «Gli dissi che qui non le mettono loro le direzioni, nella casa dei  Fraulella, qui decidiamo noi e non lui… Mangiamocela noi questa fetta di torta»