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lunedì, Maggio 16, 2022
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Omicidio del boss Marino, confermato l’ergastolo ai ras Abbinante e Montanera


La Corte d’Assise di Roma ha confermato due ergastoli e due condanne a ventidue anni di reclusione per le quattro persone imputate per l’omicidio di Gaetano Marino, il boss degli scissionisti di Secondigliano ucciso il 23 agosto 2012 sul lungomare di Terracina a colpi di pistola. Confermata dunque la sentenza di primo grado della Corte di assise di Latina con il carcere a vita per Arcangelo Abbinante, 30 anni, considerato l’esecutore materiale, Giuseppe Montanera, di 44 anni, componente del commando, e 22 anni di reclusione ciascuno a Carmine Rovai e Salvatore Ciotola, 58 anni. Le indagini della Direzione investigativa antimafia di Roma avevano seguito la traccia dello scontro tra clan che era in atto in quegli anni nel quartiere napoletano per il controllo della piazza di spaccio ma soltanto nel 2017 erano arrivati ad arrestate i quattro responsabili di omicidio volontario in concorso con le aggravanti di aver agito con premeditazione e con metodo mafioso, esplicitato dalle modalità inerenti l’organizzazione che l’esecuzione del delitto oltre alla detenzione illecita di armi.

Dopo l’omicidio Marino la ‘vendetta’ delle Case celesti e la storia del telegramma in carcere

L’omicidio di Gaetano Marino ‘Moncherino’ fu la classica onda sismica che si propagò attraverso movimenti tellurici che, in questo caso, scossero alle fondamenta la mala di Scampia. Fu un delitto eccellente ma non fu un delitto impunito. Il 9 settembre 2012 (due settimane dopo l’omicidio di Terracina) proprio di fronte al carcere di Secondigliano fu freddato dai killer Raffaele Abete, fratello di Arcangelo in quel momento detenuto ma considerato sempre il capo del sodalizio degli Abete-Abbinante. Tale atto viene interpretato dagli investigatori come una risposta all’omicidio Marino dal momento che viene ‘messo a terra’ un soggetto che porta il cognome di una delle famiglie avversarie. Un dato di non poco conto che ‘racconta’ quei momenti. Ancora più clamoroso è quanto avviene due settimane dopo quando Gennaro Marino, conosciuto da tutti come ‘McKay’ invia un telegramma in carcere proprio ad Abete detenuto a Secondigliano in cui scrive di essere addolorato per la sua perdita, sottolineato per la propria fratellanza, dato che può essere letta come una sorta di sottolineatura del suo precedente lutto o come proposta di porre termine alla guerra Si tratta di un passaggio significativo contenuto in un’informativa della squadra mobile. Un linguaggio cifrato, un codice della mala in piena regola.

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