Nascondeva il bisturi nella vagina, napoletana beccata nel carcere

Foto di archivio

Avrebbe nascosto il bisturi nella vagina e avvolto in un preservativo, dopodichè si è presentata ai colloqui nel carcere di Ariano Irpino. Lo strumento sarebbe stato occultato anche nel cellophane, ma la donna napoletana è stata bloccata dagli agenti della penitenziaria come riporta Il Mattino. La scoperta è stata realizzata con il supporto del metal dector, impedendo la consegna al compagno detenuto. E’ stata denunciata alla Procura di Benevento.

LA TENTATA EVASIONE

A pochi giorni dalla tentata evasione di alcuni detenuti, una nuova operazione è stata portata a termine dalla Polizia Penitenziaria di Ariano Irpino. Avevano progettato di evadere dalla Casa Circondariale di Ariano Irpino, ma l’attenta vigilanza della Polizia Penitenziaria ha scongiurato sul nascere il grave evento critico. A dare la notizia è il Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria SAPPE.
Solidarietà e parole di apprezzamento per la professionalità, il coraggio e lo spirito di servizio dimostrati di poliziotti penitenziari di Ariano Irpino arriva da Emilio Fattorello, segretario nazionale per la Campania del SAPPE: “Nella serata di ieri una brillante operazione della Polizia Penitenziaria in servizio alla Casa Circondariale di Ariano Irpino scopre e impedisce una imminente evasione dal Penitenziario.

Era tutto pianificato e pronto, sicuramente nella nottata si sarebbe verificata la fuga, le inferriate alla finestra della cella erano già segate ed era stata anche confezionata una corda di circa 13 metri utilizzando strisce di lenzuola. Il tutto in una cella del Padiglione vecchio al primo piano occupata da tre detenuti un africano, un Rumeno ed un salernitano omicida con una lunghissima pena definitiva da scontare. Tutti assegnati per motivi di ordine e sicurezza da altri istituti della Regione e come capita ultimamente scaricati ad Ariano vero e proprio carcere di frontiera per le numerose criticità che vive e denunciate dalla scrivente in particolar modo per carenze strutturali e di organici.

Un vivo compiacimento va al personale che gran senso del dovere e alta professionalità ha sventato una sicura ed eclatante evasione. Nella stessa operazione è stato rinvenuto e sequestrato un coltello rudimentale ed un telefono cellulare funzionante. Anche nella Casa Circondariale di Ariano I vari circuiti Penitenziari soffrono di una grave promiscuità a discapito della sicurezza i definitivi sono numerosissimi e senza il previsto trattamento ed i contenuti della pena sono in applicati ed inesistenti e l’Amministrazione continua ad essere assente. L’Istituto di Ariano non può essere la valvola di sfogo dei detenuti rivoltosi della Regione detenuti questi che dovrebbero essere trasferiti fuori regione l’Istituto Arianese ha raggiunto una popolazione detenuta di 350 unità quasi tutte sfollate da altri istituti. La struttura non può gestire tali tipologie di soggetti”.

Donato Capece, segretario generale del SAPPE, è fermo nella denuncia delle criticità penitenziarie: “Da tempo il SAPPE denuncia, inascoltato, che la sicurezza interna delle carceri è stata annientata da provvedimenti scellerati come la vigilanza dinamica e il regime aperto, l’aver tolto le sentinelle della Polizia Penitenziaria di sorveglianza dalle mura di cinta delle carceri, la mancanza di personale – visto che le nuove assunzioni non compensano il personale che va in pensione e che è dispensato dal servizio per infermità -, il mancato finanziamento per i servizi anti intrusione e anti scavalcamento. La realtà è che sono state smantellate le politiche di sicurezza delle carceri preferendo una vigilanza dinamica e il regime penitenziario aperto, con detenuti fuori dalle celle per almeno 8 ore al giorno con controlli sporadici e occasionali, con detenuti di 25 anni che incomprensibilmente continuano a stare ristretti in carceri minorili.

Mancano Agenti di Polizia Penitenziaria e se non accadono più tragedie più tragedie di quel che già avvengono è solamente grazie agli eroici poliziotti penitenziari, a cui va il nostro ringraziamento. Per questo nelle carceri c’è ancora tanto da fare, ma senza abbassare l’asticella della sicurezza e della vigilanza, senza le quali ogni attività trattamentale è fine a se stessa e, dunque, non organica a realizzare un percorso di vera rieducazione del reo. E mi sembra grave che dalla clamorosa evasione di meno di un mese fa non si siano assunti adeguati provvedimenti per garantire la sicurezza in carcere”.