Due ergastoli e due condanne a trent’anni di carcere. In pratica la conferma delle condanne rimediate in primo grado. E’ la richiesta avanzata questa mattina dal Procuratore generale Marino contro i mandanti ed esecutori dell’omicidio di Salvatore Solla, il ras del lotto O soprannominato ‘Lino Banfi’ per la somiglianza con il noto comico. La richiesta avanzata in Corte d’Assise d’Appello (I sezione). Conferma del carcere a vita per il boss Luigi De Micco e per il suo braccio destro Antonio Di Martino: i due sono stati indicati come mandanti ed esecutore dell’agguato del 23 dicembre 2016. Richiesta di trent’anni per Alessio Esposito e Davide Principe, gli altri due imputati. Secondo la ricostruzione della Procura Solla fu ucciso perchè si era rifiutato di pagare il pizzo nella piazza di spaccio che aveva messo su nel lotto O a pochi mesi dalla sua scarcerazione. Il processo, conosciuto come ‘omicidio in diretta’ fin dall’inizio è stato caratterizzato da colpi di scena. L’ultimo lo scorso ottobre quando i legali di De Micco, gli avvocati Leopoldo Perone e Dario Vannetiello, avevano avanzato la richiesta di una rinnovazione della istruttoria dibattimentale attraverso una nuova consulenza fonica o l’espletamento di una nuova perizia. La Corte, accogliendo le istanze della difesa, aveva così acquisito la nuova perizia riservando a sè ogni altra determinazione su altre richieste istruttorie. Nel febbraio precedente inoltre il procuratore generale aveva richiesto la sospensione del processo per motivi di particolare complessità per la delicatezza delle questioni dedotte nei motivi d’Appello dalla difesa.

La storia dell’omicidio in diretta: Solla punito dai De Micco ‘Bodo’

Fondamentale dunque proprio la perizia su alcune intercettazioni, l’elemento su cui la Procura ha sin da subito spinto forte e che spiegherebbe il coinvolgimento di De Micco nell’omicidio di ‘Banfi’. L’omicidio Solla infatti è conosciuto da tutti come ‘l’omicidio in diretta’. Uno scambio di informazioni attraverso sms che gli uomini della squadra mobile annotarono grazie ad un semplice controllo, eseguito qualche giorno prima, sul telefono di Di Martino (tra gli imputati indicato come l’esecutore materiale). I vertici del clan De Micco non sapevano così di essere intercettati grazie a una abile mossa degli uomini della Mobile: durante quel controllo, Di Martino, pensando di evitare il sequestro del suo smartphone lo poggiò sul cofano di un’autovettura parcheggiata a poca distanza. Ma un investigatore lo prese, si fece uno squillo per recuperare il numero.

Le intercettazioni dei membri del clan De Micco

Da ciò le intercettazioni si allargarono agli apparecchi nella disponibilità di De Micco, Davide PrincipeAlessio Esposito e Nicola Pizzo tutti appartenenti alla cosca dei ‘Bodo’. La difesa però ha sempre contestato quel punto evidenziando che una conversazione ambientale di pochi secondi, di fatto simile a un grugnito, renderebbe impossibile attribuirlo a De Micco seppur nelle vesti di mandante. La parola passa adesso alla difesa, nuova udienza fissata per fine aprile.

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