Operatrice del 118 di Napoli positiva al Covid, l’intervista: “Il risultato 6 giorni dopo il test, ho paura ma non per me”

Costretta praticamente ogni giorno a lavorare sulle ambulanze a stretto contatto con pazienti positivi al Coronavirus o con sintomi ad esso riconducibili, senza che le sia mai stato fornito sufficiente materiale sanitario da indossare a scopo precauzionale a partire dalle mitologiche mascherine. E, secondo voi, questa mancata tutela ancora una volta a discapito di almeno parte del personale sempre e comunque in servizio per la comunità quale epilogo poteva mai avere? Positività al tampone, naturalmente, con l’ok al test peraltro ottenuto soltanto dopo il contagio acclarato in precedenza di altri colleghi. La storia ha per protagonista suo malgrado Vanessa – il nome è di fantasia per rispettare la privacy –  una giovane napoletana di trent’anni operatrice del 118 in servizio sul territorio di competenza dell’Asl Napoli 1 Centro. Anche lei, da oggi, è ufficialmente affetta da Coronavirus e dovrà affrontare la battaglia della guarigione così come decine e decine di medici, infermieri, Oss in tutt’Italia.

La battaglia contro il virus

Scoperta la positività al Covid-19, Vanessa dovrà rispettare la quarantena obbligatoria di 14 giorni per sé e per la sua famiglia. Alla fine del periodo di isolamento forzato in casa, sarà sottoposta a due nuovi tamponi per accertare di aver sconfitto il virus. «Ma per mia mamma e per mio fratello, che vivono entrambi con me, attualmente non è in programma il test del tampone e questo ci lascia perplessi. Non capiamo il perchè» dice subito Vanessa che conosce bene i sacrifici dovuti a turni massacranti di 12 ore sulle ambulanze, correndo molto spesso da un punto all’altro della città per trasportare pazienti in ospedale (e in alcuni casi rifiutati dai nosocomi per mancanza di posti) senza un attimo di respiro. «Onestamente non mi sorprende la positività – afferma l’operatrice – stando costantemente in contatto con pazienti con sintomi o positivi al Covid-19 senza tante protezione c’era da aspettarselo». Le precedenti avvisaglie suoi e dei colleghi, aggiunge, sono state però ignorate. «Avevamo più volte chiesto ai responsabili e a chi ha potere di decidere la necessità di essere sottoposti al più presto possibile al tampone, che ci è stato però concesso soltanto dopo le altre positività al Coronavirus tra il personale sanitario. Solo allora abbiamo ottenuto il via libera grazie anche alla comprensione della centrale operativa che smista gli interventi da effettuare».

Neppure questo però è sufficiente a spiegare l’assurda esposizione del personale del 118. C’è dell’altro e Vanessa lo spiega bene: «Il test l’ho compiuto giovedì scorso 26 marzo ma soltanto oggi, 1 aprile, ho saputo del risultato che mi dichiarava positiva al Coronavirus. Nel frattempo, in questi 6 lunghi giorni ho lavorato quasi sempre per 12 ore a turno ed ora ho il timore di aver contagiato anche altri operatori oltre che la mia famiglia. È questo che mi far stare male, non la positività in sé perché ho lievi sintomi e tutto sommato sto bene».

Le scarse tutele sanitarie e contrattuali

Alla salute da salvaguardare va aggiunto la consapevolezza che, almeno per due settimane, non ci sarà alcuna entrata economica. Il perché, è specificato nel contratto firmato da Vanessa con la società per la quale svolge il suo lavoro di operatrice: 90 euro lordi per un turno di 12 ore a partita Iva, che non riconosce né ferie né malattie. Tradotto? Se Vanessa sale sull’ambulanza per lavorare la pagano, se resta a casa no. Già, in precedenza però, le misure di cautela non erano proprio il massimo sebbene da ieri sia arrivata la svolta con le disposizioni della Regione Campania di dare la possibilità a tutto il personale medico e sanitario di fare il tampone per conoscere la propria condizione di salute. «Ho dovuto indossare lo stesso tipo di mascherina per più tempo del previsto. Il Dpi e il resto del altro materiale sanitario a nostra disposizione è sempre scarso. E in qualche caso, siamo andati ad assistere pazienti senza avere gli indumenti adatti. Ed eccomi qui ora a combattere contro il Coronavirus», conclude Vanessa per fortuna per niente rassegnata allo sconforto.