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sabato, Ottobre 1, 2022
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Il papà di Elena accusa Martina: “É un mostro, odiava nostra figlia”


Da due giorni non parla con nessuno: è in carcere in isolamento guardata a vista dalla polizia penitenziaria Martina Patti. La 23enne accusata dell’omicidio della figlia Elena, di 5 anni. “Sta bene, ma è molto provata e quando parla di sua figlia è travolta dall’emozione e piange”, dice il suo avvocato Gabriele Celesti che le ha parlato in videoconferenza, perché il previsto l’incontro con la sua assistita “non c’è stato” perché è “in isolamento fiduciario per le norme anti Covid”.

LE ACCUSE A MARTINA

Parla invece il suo ex convivente, Alessandro Del Pozzo, che rompe il silenzio che si era imposto e lo fa per accusare Martina: “è un mostro – dice – non meritava una figlia come Elena, speciale e unica in tutto”. L’uomo, in una dichiarazione affidata alla sorella, accusa la mamma di Elena di avere commesso “un omicidio premeditato e studiato in ogni particolare” e di avere poi detto “24 ore di bugie”. L’avvocato Celesti ha letto le dichiarazioni di Del Pozzo ma preferisce, per il momento, glissare: “nessun commento – afferma – sono le dichiarazioni di un padre che meritano anche umana comprensione, non è questo il momento e la sede”..

Cos’è successo ad Elena, uccisa dalla madre a Catania

In carcere, Martina Patti è sola in cella sorvegliata a vista. E’ stata più volte chiamata in infermeria per il supporto psicologico ma è apparentemente serena e tranquilla. Nelle prossime ore comparirà per l’interrogatorio di garanzia davanti al Gip Daniela Monaco Crea per la convalida del suo fermo per omicidio premeditato pluriaggravato e occultamento di cadavere. L’avvocato Celesti non anticipa la strategia difensiva, anche se durante il colloquio con il suo legale la donna “non ha aggiunto altri particolari rispetto alle dichiarazioni già rese”.

Ma la linea di domani, per l’interrogatorio di garanzia davanti al Gip, “non è ancora decisa”. “Valuteremo insieme”, sottolinea il penalista se rispondere alle domande del giudice o avvalersi della facoltà di non rispondere. “Se lei vorrà colmare alcuni ‘buchi’ – osserva il legale – allora farà dichiarazioni aggiuntive. Ma potrebbe scegliere di non farle in questa fase e le farà più avanti”. Tra i ‘buchi’ della sua confessione ci sono il movente, il luogo e l’arma del delitto. Che potranno essere colmati, almeno in parte, dall’autopsia e dai rilievi che i carabinieri eseguiranno nella casa della donna.

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