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giovedì, Agosto 18, 2022
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Clan del Vomero in pezzi, si pente anche Cimmino junior


Nel nome del padre. E’ proprio il caso di dirlo visto che anche Diego Franco Cimmino, figlio dell’ex boss Luigi, ha deciso di collaborare con la giustizia. La notizia riportata in esclusiva da Luigi Nicolosi de Il Roma. A pochi mesi dunque dalla clamorosa decisione del capoclan dell’area collinare ecco che arriva quella del giovane rampollo che decide così di passare dalla parte dello Stato. Un nuovo colpo di scena che potrebbe rivelare altri retroscena legati al racket degli ospedali. Dopo aver passato in rassegna i ruoli e le mansioni dei suoi ormai ex colonnelli l’ex boss Cimmino aveva infatti iniziato a spiegare ai magistrati della Dda cosa accadeva quando una ditta di aggiudicava un appalto all’interno delle strutture del capoluogo partenopeo. Le ultime dichiarazioni risalgono allo scorso 16 maggio: una decina di pagine dedicate ai principali affari del gruppo criminale del Vomero e ai loro rapporti con gli altri clan (leggi qui l’articolo precedente).

I nuovi verbali di Luigi Cimmino, ex boss del Vomero

Sulla compravendita di posti di lavoro all’interno degli ospedali Cimmino ha spiegato che le ditte, oltre a versare una tangente, dovevano anche farsi carico di impiegare persone vicine al gruppo. Clan che poi poteva mettere in vendita il posto di lavoro in questione anche per 10-15mila euro:«Mi chiedete di precisare quali sono le modalità attraverso le quali si compravendono i posti di lavoro e in proposito vi dico che, normalmente, quando una ditta si aggiudica un appalto o subentra al posto di un’altra, dal momento che tutte, ma dico tutte, le ditte che lavorano presso gli ospedali pagano l’estorsione, nel momento in cui viene effettuata la richiesta estorsiva da parte del nostro clan oltre a pretendere il pagamento di somme di denaro, in genere ripartite in tre tranches, tre volte all’anno, vengono pretesi anche un certo numero di posti di lavoro, parte dei quali può essere riservata ai nostri parenti o amici, gli altri vengono invece venduti. Quando io stavo fuori, un posto di lavoro costava tra i 10mila e i 15mila euro. Tornando a Sergio D’Andrea, poiché lui è sempre a conoscenza dei posti di lavoro disponibili presso le ditte appaltatrici di lavori, fa da intermediario tra il clan, cd in particolare Andrea Basile deputato a tale incarico, rientrante sempre nelle attività ospedaliere, e l’interessato all’acquisto. In sostanza, è il clan che vende il posto di lavoro, nel senso che, una volta chiusa l’estorsione e avuti a disposizione i posti di lavoro, Basile lo comunica agli altri del clan e si decide quanti posti vendere. Il provento di tale illecita vendita dei posti di lavoro confluisce nelle casse del clan, mentre l’intermediario, come nel caso di D’Andrea o di chiunque altro del clan che procacci l’acquirente, riceve una percentuale sulla vendita del posto, pari a circa il 5%, anche se tale somma, a titolo di “regalo” non è sempre la stessa ma dipende dalle modalità della vendita».

L’articolo precedente. Camorra e ambulanze, l’ex boss vuota il sacco:«Salvati ci chiedeva di eliminare la concorrenza»

E’ un fiume in piena Luigi Cimmino, l’ex capoclan del Vomero che qualche giorno fa ha deciso di fare il ‘grande salto’ passando dalla parte dello Stato (leggi qui l’articolo). Tra le persone tirate il ballo dall’ormai ex boss c’è anche Marco Salvati, membro dell’associazione Croce di San Pio, già finito tra i destinatari dell’ordinanza di custodia cautelare che qualche mese fa scoperchiò la cupola fatta di commistioni e affari tra i clan dell’area nord per quanto riguarda la gestione degli ospedali di Napoli. Nell’ordinanza il gip scriveva che Salvati aveva «contribuito al rafforzamento e all’espansione della associazione mafiosa denominata clan Cimmino-Caiazzo-Basile versando sistematicamente nelle casse del clan, per il sostegno ai carcerati, parte dei proventi derivanti dalla propria attività». Cimmino, nei suoi primi verbali, ha ‘rafforzato’ quelle accuse spiegando come funzionava il ‘sistema’ e come sono nati i rapporti d’affari tra i vomeresi e lo stesso Salvati:

«Mi chiedete di precisare e di fornire dettagli in ordine ai rapporti intrattenuti da me e dal mio clan con gli imprenditori che ci versavano soldi dal 2013 in poi; al riguardo vi dico che con alcuni imprenditori c’era un rapporto di estorsione “pura”, nel senso che pagavano e basta, ovvero per poter lavorare tranquillamente dovevano “per forza” riconoscerci una percentuale da pagare o mese per mese o tre volte all’anno; tali erano le imprese di pulizie degli ospedali, quelli che fornivano il latte e le televisioni agli ospedali, quelli che facevano la manutenzione delle strade e dei giardini degli Ospedali e i bar. Altri imprenditori, invece, come per esempio Marco Salvati delle ambulanze, hanno cominciato a pagare a me e al mio clan una tangente, ma poi, con il tempo, siamo diventati “amici”; mi chiedete di spiegare con precisione tale concetto; vi rispondo che, per esempio. Marco Salvati quando voleva entrare nel business del trasporto ammalati o deceduti di un altro ospedale si rivolgeva a noi del clan chiedendoci di eliminare la concorrenza, o comunque ci chiedeva piaceri e favori anche lui a noi della camorra e nel frattempo ci riconosceva una percentuale».

Il ruolo di Marco Salvati e i rapporti con i Cimmino

Salvati era già finito nel mirino di precedenti inchieste della magistratura. Inoltre anche Fanpage aveva incentrato sulla sua figura il reportage ‘Croce nera’ sul monopolio delle ambulanze. Tra i loro affari il trasporto illegale dei defunti, il monopolio dei trasporti grazie alla corruzione e l’attuazione di pratiche illegali e violente. Era di 500 euro la somma che le persone erano costrette a pagare per portare via i malati dall’ospedale Cardarelli e portarli a casa, o viceversa. Nel 2005  finì in un’inchiesta della Procura della Repubblica di Napoli. Al tempo Salvati gestiva la Croce Cangiani ed era accusato di far parte di un sistema di racket delle ambulanze private. Fu condannato a sei anni con pena definitiva e interdizione perpetua dai pubblici uffici per i reati di illecita concorrenza con minacce, ricettazione e lesione personale con l’aggravante del metodo mafioso. Con il passare degli anni Salvati ha dato vita alla Croce San Pio, associazione che non ha convenzioni con il pubblico ma che si occupa del trasporto privato dei malati.

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