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A sinistra Giuseppe Simioli, a destra Giuseppe Polverino

La notizia del pentimento di Giuseppe Simioli potrebbe avere un effetto dirompete sul ‘Sistema’ di Marano, già, orfano degli storici boss. ‘O Petrucelo potrebbe raccontare i segreti del clan che guidò e ne curò i traffici di droga per anni. Nel 2008 divenne il braccio destro di Giuseppe Polverino, il capoclan soprannominato detto Peppe ‘o Barone.

LA CATTURA DI GIUSEPPE SIMIOLI

La mattina del 26 luglio 2017 i carabinieri del reparto operativo di Napoli insieme ai “cacciatori di Calabria” circondarono una villetta di Roncigliano. Attendevano il momento propizio per farvi irruzione in sicurezza. In quella abitazione extralusso dell’agro romano fu localizzato Simioli, ritenuto l’allora reggente del clan camorristico dei “Polverino”.

Quella mattina ‘o Petruocelo era uscito dalla casa in auto, probabilmente, per raggiungere un altro rifugio a Ronciglione. L’uomo risultava latitante da maggio 2011, infatti, era destinatario di 4 ordini di cattura.

LA CONDANNA ALL’ERGASTOLO

Lui e ‘o Barone furono condannati all’ergastolo per l’omicidio di Giuseppe Candela. La sentenza venne pronunciata nel dicembre del 2019 della Corte dell’Assise di Napoli.  “Peppe 13 anni” venne assassinato nel centro di Marano, nel luglio del 2009, su specifico ordine del boss, che ne aveva decretato la morte durante un summit in Spagna.

IL SISTEMA DELLE PUNTATE DI GIUSEPPE SIMIOLI

Per conto dei Polverino curava il traffico di hashish sull’asse Spagna-Italia, curandone tutte le fasi. Dalla raccolta dei soldi, le cosiddette puntante, passando alla contrattazione dei prezzi, al pagamento, al ritiro dello stupefacente. Per finire, poi, al trasporto e alla distribuzione nei canali italiani.

Erano frequenti le sue sortite in Spagna per curare in prima persona i traffici, oltre che per stare vicino ai suoi affetti. Da anni conduceva una doppia vita, infatti, manteneva una moglie e un figlio a Marano e contemporanea aveva una relazione con una ispano-brasiliana dalla quale aveva avuto 2 figli. In provincia di Roma si stava concedendo una latitanza in campagna, condotta in un resort personale realizzato nel verde con tanto di vasca idromassaggio.

Clan Orlando-Nuvoletta-Polverino in ginocchio: tutti i boss di Marano in carcere

Dopo gli arresti degli ultimi anni il gruppo criminale Orlando-Nuvoletta-Polverino può considerarsi seriamente in difficoltà. Il 27 novembre del 2018 arrestato Antonio Orlando, alias Mazzolino, boss dell’omonimo clan che si rese latitante 15 prima. L’otto novembre dello stesso anno scattarono le manette anche per Angelo Orlando, accusato di aver fornito un contributo alla operatività e al rafforzamento del clan camorristico Orlando.

Il 4 giugno 2018 le forze dell’ordine assestarono un importante colpo all’organizzazione di Marano dopo l’arresto di Guglielmo Cirillo. Era ritenuto uno dei 100 latitanti più pericolosi d’Italia, alla luce della sua attività di importazione di hashish dalla Spagna e dal Marocco contrattando i prezzi e gestendo l’ingresso in Italia delle partite per conto del clan.Nel settembre del 2016 arrestati Giuseppe Ruggiero e Carlo Nappi in una villa di Pomezia, entrambi pronti a partecipare al matrimonio.

LA VICENDA DI ZI’ TOTONNO POLVERINO

Catturato nel gennaio del 2018 il superlatitante Antonio Polverino, sorpreso nel blitz in un casolare di Cassino. Il vecchio padrino condannato a 20 anni di carcere per associazione mafiosa e droga. All’interno del clan aveva un ruolo apicale anche per la sua parentela con Peppe ‘o Barone. Dopo la scarcerazione avvenuta nel dicembre 2018, l’anziano boss tornò in carcere nel novembre 2020, raggiunto da un ordine di carcerazione emesso dalla Corte di Appello di Napoli.

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