Reddito di cittadinanza: cambia tutto. Stretta sui ‘furbetti’ e ipotesi app

Reddito di cittadinanza
Reddito di cittadinanza, il Governo pensa a modifiche

Il reddito di cittadinanza potrebbe cambiare. Dopo un anno e mezzo dalla sua introduzione il Governo potrebbe apportare modifiche al sussidio. Nel corso dei 18 mesi di ‘vita’ il reddito ha palesato le sue criticità, oltre ai vantaggi, e l’idea è quella di ricalibrarlo. Tante le ‘premesse’ non mantenute: dall’impiego dei beneficiari nei lavori socialmente utili, all’introduzione nel mondo del lavoro. Anche la figura dei navigator sembra essere stata sopravvalutata o, quantomeno, non perfezionata.

La misura potrebbe subire degli aggiustamenti, prevedendo per esempio più poteri ai Comuni che devono effettuare verifiche sui furbetti. Controlli più stringenti per scovare i cittadini che non accettano i lavori pur percependo il reddito di cittadinanza. Al vaglio anche una piattaforma digitale unica gestita a livello centrale per controllare l’attività svolta da navigator e centri per l’impiego, per monitorarne il lavoro e intervenire subito in caso di intoppi. Ma in cantiere ci sarebbero anche più sgravi per le imprese che assumono i percettori dell’assegno.

A palesare qualche dubbio sull’attuale reddito di cittadinanza e la necessità di qualche modifica è stato anche il premier Giuseppe Conte. “Il progetto di inserimento nel mondo del lavoro collegato al reddito di cittadinanza ci vede ancora indietro – aveva detto nei giorni scorsi intervenendo al Festival dell’Economia di Trento – Ho già avuto due incontri con i ministri competenti: dobbiamo completare quest’altro polo e dobbiamo riorganizzare anche una sorta di network per offrire un processo di formazione e riqualificazione ai lavoratori”.

L’App del reddito di cittadinanza

Al vaglio c’è l’ideazione di una app che possa far incontrare più agevolmente offerta e domanda di lavoro. Il premier Conte pensa quindi a un sistema telematico, che servirà a mettere in comunicazione i sistemi regionali dei centri per l’impiego con un unico ‘cervello’ nazionale, permettendo di incrociare in modo più efficace i percettori con le offerte di lavoro, verificando così chi rifiuta le offerte perdendo il diritto all’assegno. La legge prevede infatti che perda il reddito di cittadinanza chi rifiuta una delle tre offerte di lavoro congrue ricevute. Al momento questo meccanismo rimarrà, ma non è detto che l’emergenza Covid possa portare a ritocchi.