Omicidio del ras dei Cifrone, fari puntati sugli ultimi irriducibili di ‘Abbasc Miano’

Potrebbe essere legato ad alcuni ras ancora liberi o ai domiciliari l’omicidio di Alessandro Riso, ucciso due giorni fa in via Vittorio Veneto nei pressi del civico 43. Un omicidio che, e questa è la pista maggiormente seguita dagli inquirenti, potrebbe costituire l’ennesimo capitolo della guerra tra le due ‘anime’ del quartiere. La ‘Miano di sopra’ guidata dai Cifrone (e a cui Riso era riconducibile), e la ‘Miano di sotto’ o gruppo di ‘Abbasc Miano’. Si tratta della costola che da parte dei Nappello è riuscita poi gradualmente a ottenere maggiore autonomia attorno al triumvirato guidato dai ras Matteo Balzano, Salvatore Scarpellini e Gianluca D’Errico. Gruppo che ha la propria roccaforte nelle palazzine di Mussolini e nel centro storico di Miano. Le ultime indiscrezioni filtrate in ambienti investigative raccontano di un clima teso nel quartiere alimentato anche dalla presenza di alcuni ras che sarebbero rimasti legati alla gestione di quelli di Abbasc Miano e in particolare di un parente stretto di uno dei capi del gruppo.

Il primo lancio: le indagini e la ricostruzione

Vi sarebbe stata una stesa a Miano prima che Alessandro Riso, 28enne della zona, venisse trasportato al pronto soccorso dell’ospedale. La notizia, riportata in anteprima assoluta da Internapoli (leggi qui).  Secondo la prima ricostruzione effettuata dai carabinieri in via Vittorio Veneto nei pressi di un esercizio commerciale riconducibile alla famiglia Cifrone sarebbero stati esplosi diversi colpi: ne è prova i diversi bossoli recuperati dalle forze dell’ordine. I Cifrone sono il gruppo uscito egemone dopo lo sfaldamento prima dei Nappello e poi del gruppo di ‘Abbasc Miano’ (quello retto dal triumvirato Balzano-Scarpellini-D’Errico). Si tratta della formazione retta dai cugini Luigi e Gaetano Cifrone con cui lo stesso Riso sarebbe stato più volte segnalato.

L’attacco contro i nuovi ras di Miano

Pochi minuti dopo la gragnuola di colpi di via Vittorio Veneto un’auto ha accompagnato Riso agonizzante al Cardarelli: un unico colpo al torace gli ha perforato i polmoni fuoriuscendo dalla schiena. Riso era già rimasto vittima di un ferimento nel 2017 quando arrivò al Cardarelli con ferite da arma da taglio al torace: raccontò di aver subito un tentativo di rapina, racconto che non convinse gli inquirenti. Ieri i sicari sono riusciti nel loro intento. Secondo la ricostruzione dei carabinieri la stesa e la morte di Riso sarebbero collegati ma non avrebbero nulla a che fare con un altro fatto di cronaca avvenuto in serata, un inseguimento culminato con un arresto alla rotonda di Melito, anche questo riportato in anteprima da Internapoli (leggi qui). Il timore è che adesso possa scoppiare una nuova guerra con un nuovo gruppo che avrebbe messo nel mirino proprio i Cifrone.

Il sequestro Pettirosso e il ruolo dei Cifrone

Le indagini dei Cifrone si sono intrecciate il mese scorso con una ordinanza  di custodia cautelare con cui tredici persone sono finite in manette per il rapimento e il sequestro dell’operaio Stefano Pettirosso. Un sequestro che ha messo in luce anche ciò che sta accadendo tra i gruppi criminali di Miano. La presenza tra i destinatari dell’ordinanza di Stefano De Fraia ha evidenziato il ruolo preponderante assunto dal gruppo Cifrone negli ultimi mesi. Del resto le indagini su tale sequestro sono partite proprio da indagini condotte dai carabinieri della compagnia Vomero sui gruppi emergenti presenti a Miano e Piscinola. Con lo smantellamento del gruppo di ‘Abbasc Miano’ (quello guidato dal triumvirato Balzano-Scarpellini-D’Errico) i Cifrone hanno di fatto piazzato una ‘Opa’ su Miano. I cugini Luigi e Getano Cifrone insieme ai loro ras (tra cui lo stesso De Fraia) avrebbero di fatto conquistato la parte alta di quello che era un tempo il feudo dei Lo Russo. C’è di più. La conquista sarebbe partita molto prima attraverso una serie di raid mirati.

Lo scontro dei Cifrone con Abbasc Miano

«Nella giornata del 13 gennaio – si legge nell’ordinanza di custodia cautelare eseguita per il sequestro dell’operaio- veniva accertata dalle forze dell’ordine la presenza di un gruppo di soggetti a bordo di motocicli di grossa cilindrata, ma anche di una serie di condotte pericolose per l’ordine pubblico. In particolare, nel pomeriggio, si accertava l’esecuzione di una rapina eseguita da numerosi soggetti a bordo di moto di grossa cilindrata presso l’esercizio commerciale ‘Antonio Phone’ di proprietà di Antonio De Lutiis, cugino del detenuto Matteo Balzano, capo del gruppo di ‘Abbasc Miano’». Un’escalation di terrore che ha raggiunto il suo zenit con questa tipologia di raid ma, secondo gli investigatori, partita molto prima con l’omicidio di Stefano Bocchetti alias ‘Mniell’ (per il suo delitto, è bene precisare, al momento non vi sono indagati), uomo legato proprio a quelli di ‘Abbasc Miano’.

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