Bruciato vivo a Secondigliano, il ‘regalo’ del boss Di Lauro al suo vice Prestieri

Era il 18 maggio del 1992 quando due uomini erano intenti a sorseggiare il loro caffè all’esterno del bar Fulmine del rione Monterosa. Un luogo di ritrovo abituale per i malavitosi della zona. In pochi minuti si scatena l’inferno e una pioggia di fuoco si abbatte sui due: Raffaele e Rosario Prestieri passano così a miglior vita. Si tratta dell’atto più eclatante della guerra che da mesi contrappone il gruppo a cui i Prestieri appartenevano, il clan Di Lauro (e il loro boss Paolo) e l’ala scissionista capeggiata da Antonio Ruocco alias ‘cap e seccia’. Inizia così una caccia all’uomo voluta personalmente dal capoclan. Eliminare coloro i quali avevano partecipato alla strage del bar Fulmine e farlo in modo palese, in modo che tutti potessero sapere quanto erano spietati i nuovi ‘padroni’ di Secondigliano. Paolo Di Lauro aveva le idee chiare e voleva dare soddisfazione a chi non aveva potuto vendicare i fratelli uccisi perché rinchiuso in carcere a Secondigliano.

Probabilmente quando fu sequestrato Alfredo Negri, l’ultimo componente del gruppo autore del duplice omicidio Prestieri, ‘Ciruzzo il Milionario’ già aveva le idee chiare su come eliminarlo e soprattutto su come farlo diventare uno degli omicidi più crudeli della storia della camorra. E’ questo uno dei passaggi chiave dei verbali di Maurizio Prestieri (vicenda ripresa anche in una trasmissione televisiva) l’ex numero due del clan Di Lauro che ha parlato proprio dell’omaggio, quasi una sorta di macabro ‘regalo’ fatto dal boss al suo uomo più fedele che in quell’agguato aveva perso due fratelli:«Quando sequestrano a Negri vengono a bruciarlo vivo sotto la mia cella a Secondigliano. Dovevano ammazzarlo con un colpo in testa e poi dargli fuoco perché aveva partecipato alla strage. Ma questi hanno un colpo di genio, lo portano vivo e gli danno fuoco senza ucciderlo – ha raccontato Prestieri – Lui stava chiuso nel cofano di una macchina ed io potevo sentirne le urla di dolore». Di Lauro diede così soddisfazione al suo ex braccio destro, poi passato a collaborare con la giustizia, inaugurando la stagione del terrore che si concluse con lo sterminio dell’ala secondiglianese legata ad Antonio Ruocco.