Da sinistra Luigi Moccia e Filippo Iazzetta

Scarcerati i colonnelli di maggior peso dei Moccia di Afragola. La decisione, un vero e proprio sisma giudiziario, è stata presa dal tribunale di Napoli (VI sezione). I giudici hanno così dichiarato la perdita di efficacia della misura cautelare per quello che viene identificato il vertice del gruppo ossia Luigi Moccia, difeso dall’avvocato Saverio Senese che difende anche Antonio Ciccarelli che ha ottenuto lo stesso beneficio. Stessa decisione per Filippo Iazzetta (considerato dalla Procura il numero due del gruppo): Iazzetta è difeso dagli avvocati Claudio Davino e Antonietta Genovino. Stessa sorte per Teresa Moccia (difesa dallo stesso Davino e da Nicola Quatrano), Francesco Favella (difeso dal solo Davino). I giudici inoltre hanno dichiarato la perdita di efficacia della misura degli arresti domiciliari per Antonio Franzese. I giudici hanno poi disposto, ad eccezione del solo Franzese, l’applicazione della misura del divieto di dimora in Campania e nel Lazio con relativo obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria tra le 17 e le 18.

Il blitz contro i Moccia nel gennaio 2018

Il maxi blitz contro il gotha del gruppo di Afragola prese il via ai primi di gennaio del 2018. In quell’occasione gli inquirenti riuscirono a ricostruire il gruppo di vertice del clan, cui hanno preso parte Anna Mazza, deceduta, Luigi Moccia, Teresa Moccia, Filippo Iazzetta, oltre a persone fiduciarie della dirigenza del sodalizio, i cosiddetti “senatori” affidatari delle direttive impartite da quest’ultimi e dei resoconti destinati agli stessi, ossia Salvatore Caputo, deceduto, Domenico Liberti, Mario Luongo, Pasquale Puzio e Antonio Senese. Le indagini tecniche, oltre a portare alla luce i profondi contrasti esistenti tra alcuni dei “senatori”, hanno confermato la rilevanza del ruolo assunto da Modestino Pellino, subordinato solo a quello del capo indiscusso dell’associazione, Luigi Moccia, già sottoposto a libertà vigilata a Roma, dove aveva da tempo trasferito i propri interessi. Fu quella inoltre l’occasione per ricostruire la più recente conformazione del clan Moccia, le responsabilità del suo vertice assoluto, dei dirigenti e dei relativi referenti sul territorio, le modalità di comunicazione tra gli affiliati, anche detenuti, la capillare attività estorsiva, l’imposizione delle forniture per commesse pubbliche e private, la ripartizione tra i sodali, liberi e detenuti, degli illeciti profitti conseguiti tramite le precedenti attività, le infiltrazioni del sodalizio negli apparati investigativi.

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