Tutti i processi di Marctiell’. “Ha fatto rispettare la regola di famiglia dei Di Lauro”

Marco di Lauro in Questura

Dal 2005 fino al giorno dell’arresto sempre al capo del clan Di Lauro. Non hanno dubbi gli inquirenti sulla figura di Marco F4, che nello scorso marzo ha finito la sua lunga latitanza. Nell’ultima ordinanza emanata nei suoi confronti, i magistrati ipotizzano a carico di Di Lauro Marco, figlio dello storico capo clan Di Lauro Paolo, “di avere preso parte, in qualità di capo e direttore del clan, dell’omonima associazione per delinquere a partire dall’anno 2005 con condotta perdurante”.
Con riferimento ai suoi precedenti giudiziari deve anzitutto rilevarsi che Marco Di Lauro
risulta già condannato con sentenza della Corte d 5 Appello di Napoli del 23.6.2009,
irrevocabile il 17.12.2010, in riforma della Sentenza emessa in data 15.2.2008 dal Tribunale di Napoli, alla pena di 11 anni e 2 mesi di reclusione per il reato di cui all 1 art. 416 bis c. p., avendo fatto parte con ruolo direttivo del clan “Di Lauro” dal gennaio del 2000 al dicembre del 2004, data in cui iniziava la sua lunghissima latitanza da poco terminata.
Lo stesso risulta inoltre condannato con sentenza della Corte d’Assise d’Appello di Napoli del 26.2.2014, confermativa della sentenza della Corte d’Assise di Napoli del 2.5.2012 alla pena dell’ergastolo per omicidio premeditato aggravato dall’art. 7 L. 203/91 dì Romano Attilio avvenuto il 24.1.2005, sebbene la Corte di Cassazione con sentenza n. 671/2015 – 41305/15 del 18,6.2015 abbia poi annullato con rinvio la citata pronuncia di secondo grado.
A carico di Di Lauro Marco risulta inoltre emessa misura cautelare in sede di convalida del
fermo del P.M. nell’ambito del procedimento penale n. 6927/11 emesso dalla Procura
Distrettuale Antimafia di Napoli il 25.5.2011 poiché ritenuto responsabile del reato di cui
all’art. 74 DPR 309/90 aggravato dall’art. 7 L. 203/91.
Risulta inoltre destinatario dell’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa il
18.3.2015 nell’ambito del procedimento n. 18026/13 RGNR, poiché ritenuto responsabile del reato a Napoli, Madrid, Toledo e Barcellona tra marzo 2007 e giugno 2008.
Nei due ultimi provvedimenti giudiziari citati, pure avendo le ordinanza cautelari ad oggetto il delitto di associazione finalizzata a traffico di sostanze stupefacenti, viene riconosciuta la
sussistenza dell’aggravante dell’art. 7 L.203/91, dato che certamente, come si avrà modo di meglio argomentare nella parte valutativa, è utile a fornire un contributo indiziario in ordine alla partecipazione del Di Lauro Marco nell’omonima organizzazione, anche per il periodo successivo a quello della prima condanna sopra riportata per il reato di cui alfart. 416 bis c.p., ovvero a partire dal 2005,
“Al riguardo deve peraltro osservarsi che l’ipotesi investigativa trova ulteriore conforto in un
dato empirico costituito dalla circostanza che nel periodo indicato tra i nove fratelli Di Lauro
Marco era quello maggiore di età in libertà  e, dunque, destinato a tenere in mano le redini del clan secondo quanto riferito da molti collaboratori di giustizia di quell’area che, a più riprese, confermano la regola della successione stabilita dal capostipite Di Lauro Paolo, in favore del maggiore dei figli in libertà”.

Secondo i collaboratori Esposito Biagio, Capasso Giuseppe, Capasso Antonio, Esposito
Salvatore e Capasso Carlo, Antonio Di Lauro  aveva un ruolo di un mero partecipe, senza un ruolo direttivo, atteso che attraverso le indagini ne era stato documentato un ruolo di mero portavoce del fratello latitante, ritenuto dal collegio giudicante il reale capo dell’associazione.