Post anti Bergoglio. Di Meo: «Grauso chieda scusa, ma la comunità islamica condanni l’isis»

Caro Direttore,

ho letto sul Tuo giornale l’intervento di esponenti della comunità islamica riguardo al post condiviso dall’assessore Adolfo Grauso, e sono rimasto stupito dal tenore delle dichiarazioni.
Mi occupo di terrorismo internazionale per quotidiani e settimanali a diffusione nazionale e ho pubblicato due libri sull’argomento («La Soldatessa del Califfato» e «Ho scelto di vivere all’inferno»), e proseguo a interessarmene con gli spunti che la cronaca giudiziaria e la cronaca nera offrono.
Mi chiedo quindi perché il sig. Nureddine Guediri, presentato come presidente dell’associazione Culturale Islamica del Rione Marconi, parli di «allarmismo», in relazione alle parole di Grauso, quando viviamo – a causa dei terroristi islamici e delle loro scellerate azioni – in una situazione di «allarme», come testimoniano le quotidiane circolari di Prefetture e ministero dell’Interno. È allarme, non allarmismo sig. Guediri. È diverso. E se Grauso lo scrive sulla propria bacheca pubblica, non sul sito del Comune, non significa che impegna l’Amministrazione comunale.
Ancor più sorprendenti sono le parole di tale Suala, «cittadino ghanese residente a Giugliano e assiduo frequentatore della grossa moschea di Licola Mare». Mi chiedo dove abbia studiato il Sacro Libro visto che – sostiene – «nel Corano non c’è scritto che devi uccidere nel nome di Dio». Forse gli sono sfuggite alcuni passaggi. Glieli ricordo: «Combattete coloro che sono infedeli nel Dio e nell’ultimo giorno, che non dichiarano haram ciò che hanno dichiarato haram il Dio e il rasul Combattete, tra le genti della scrittura, quelli che non praticano la religione verace: combatteteli pure fino a che non abbiano pagato, uno ad uno, il tributo e non siano stati umiliati» (sura 9:29). Un’altra: «Ecco quel che vi aspetta dunque! Il castigo del fuoco agli infedeli» (sura 8:14). La terza: «Se incontrate gli infedeli, colpiteli alla nuca fino a domarli poi serrate bene i ceppi, in seguito delibererete se gli dovete concedere la grazia o se dovete esigere il riscatto, fino a che la guerra non abbia deposto il suo carico di armi» (sura 47:4). Vogliamo parlare dell’Isis? «Prenderemo Roma, spezzeremo le sue croci, renderemo schiave le sue donne e se no saremo noi a farlo, ci riusciranno i nostri figli o i nostri nipoti vendendo sui mercati degli schiavi i figli di Roma» (annuncio del portavoce del Califfato Muhammad al-Adnani).
Ecco: Grauso chieda pure scusa per la condivisione di un post che riflette una sua posizione personale. Guediri e Suala però condannino, ad alta voce, lo Stato Islamico e rinneghino queste sure grondanti violenza e sangue. Sarebbe un buon inizio.

Simone Di Meo
giornalista esperto di terrorismo internazionale