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giovedì, Febbraio 22, 2024
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«’O biondo uscì ferito dall’appartamento», il super testimone inguaia la posizione del rampollo degli Amato

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Non bastavano intercettazioni e lo stube sulle mani del babyboss, a complicare la situazione di D.A. c’è anche un testimone che ha raccontato minuto per minuto quello che è successo quella mattina del 20 giugno scorso quando nell’appartamento di via Giulio Cesare a Melito. Il giovane rampollo è accusato del duplice omicidio Nouvo-Laperuta, ma di fronte agli investigatori fa scena muta anche dinanzi alle prove schiaccianti a suo carico.
“Io quei ragazzi li conosco bene e si chiamano,uno……., di corporatura snella e di giovane età rispetto all’altro, di corporatura robusta:quest’ultimo, in giro per Melito, lo chiamano “’o biondo” o “’o boss” mentre del piccolo si dice “il fratello del boss”. Di entrambi si dice che comandano la zona di Melito», sono queste le parole del testimone residente nel Parco Padre Pio.

Le rivelazioni del super testimone, inoltre, collocano il giovane ras sul luogo dell’omicidio all’ora dell’agguato. Il commando che ha fatto fuoco contro i due personaggi “scomodi” era solito frequentare l’appartamento al quarto piano di quella palazzina in periferia e quella mattina è stato lì due volte: alle dieci del mattino e poi a mezzogiorno quando è avvenuto materialmente l’efferato omicidio. «La mattina verso le 10 ero nel garage e ho visto arrivare il T-MAX e due Fiat Panda con a bordo due persone per parte. Tutti e sei sono saliti all’appartamento al quarto piano. Dopo circa mezz’ora tutti e 6 sono scesi, ripartendo a forte velocità con in testa il motociclo. Alle 12, invece, ero in casa in prossimità del balcone della cucina. Proprio a quell’ora ho visto rientrare prima il T-MAX e subito dopo le due Panda. Passavano circa 10-15 minuti e ho sentito le sgommate dei pneumatici provenire dal garage».


Il più giovane dei due, ha aggiunto il testimone, all’uscita dall’appartamento sembrava dolorante e si è “accasciato” sul corpo dell’altro. D.A. rimase ferito da un colpo di rimbalzo nel corso della sparatoria. A bordo di quel motorino su cui era accasciato, il giovane rampollo degli Amato iniziò una corsa verso l’ospedale; una corsa che terminò in via Lavinaio contro una Fiat Punto. Altri testimoni, infatti, raccontano che a soccorrere il babyboss ferito furono affiliati al clan che in quel momento si trovavano in un bar vicino e che, con pistole puntate, si fecero spazio nel traffico per portare l’allora 15enne al vicino pronto soccorso.

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Il super testimone ha poi aggiunto di avervisto che il T-MAX era sempre guidatodallo stesso conducente, ma il più giovanedei due «sembrava quasi accasciato» sulcorpo dell’altro, «come se fosse dolorante».«Tutti i veicoli – ha concluso l’uomo,superata la rampa, hanno svoltato adestra».

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