Il poeta di Scampia Emanuele Cerullo a Giugliano: «La speranza deve dare la forza per cambiare le cose»

Ieri sera all’AgorA’ Wine & More in piazza Matteotti si è tenuta la presentazione del libro “Il ventre di Scampia” di Emanuele Cerullo.
La raccolta di poesie, che a gennaio vedrà i due anni dalla pubblicazione, ha ottenuto una risonanza eccezionale, entrando nella Top Five della sezione poesia de La Repubblica e risultando ancora oggi molto richiesta in scuole, università e centri culturali. Inoltre, ha reso il giovane poeta napoletano, uno dei più efficaci e sinceri testimoni della “Scampia vera”, come ama definirla Emanuele: quella del “ventre”, della Vele, nelle quali è nato, e della povertà.
L’autore, nel corso dell’intervista, ha rivelato che il tema centrale della raccolta riguarda l’esperienza di un giovane appartenente ad una complicata realtà di provincia che non può fare a meno di sentirsi allo stesso tempo alienato e totalmente immerso in essa. Emanuele non nasconde i momenti di sconforto legati alla faida di camorra scoppiata tra il 2004 e il 2006, periodo nel quale lui ha iniziato a scrivere poesie, che, in quel momento, gli hanno fatto addirittura desiderare di scappare da Scampia, ma comunque lancia un

messaggio fortissimo ai tanti giovani presenti all’evento, sostenendo che “la speranza non può essere una giustificazione per l’immobilità” ma piuttosto deve essere un processo attivo in cui bisogna fare la propria parte”.
Il successo così grande de “il ventre di Scampia” ha, inizialmente, sorpreso anche lo stesso poeta che non credeva di poter avere un successo così grande con un genere, che ha definito “underground”, come la poesia. Infatti durante la presentazione ha continuamente spronato i ragazzi che volevano intraprendere la stessa strada essendo la poesia basata sulle emozione, a suo avviso, l’unica cosa insieme al cibo di cui le persone non potranno mai fare a meno.