Degrado ed incuria a Napoli
Degrado ed incuria a Napoli

Le mura di molte delle abitazioni sono ammuffite dall’umido, colpa della rottura di alcune tubature idriche che non portano più l’acqua nei tombini ma direttamente nelle case, con tutto quello che ne consegue in termini di vivibilità. Ma chi si lamenta di questo disagio può dirsi, sembra assurdo, fortunato perché c’è qualcuno costretto a dormire non in un’abitazione ma addirittura in una cantinola messa a disposizione da un altro inquilino grazie al suo buon cuore e qualcun altro staziona in un vecchio deposito adibito ad alloggio. Il quadro attorno ai due edifici ultratrentennali del rione di via Cupa Spinelli tra Chiaiano e Marianella, rientrante nel patrimonio pubblico residenziale del Comune di Napoli e sorto a metà anni ’80 dopo l’approvazione della legge 25/80 varata dopo il sisma in Campania è desolante: spazzatura abbandonata in grossa quantità e quasi mai raccolta, illuminazione assente che rende impossibile camminare di sera e allagamenti in occasione della pioggia.

Anche i palazzi sono consumati dal tempo e dall’incuria, tanto che i sostegni di ferro fuoriescono dai pilastri. In quest’anfratto periferico a Nord di Napoli i giorni degli appartenenti dei quasi 150 nuclei familiari dimoranti – ai legittimi assegnatari di appartamenti si aggiungono quelli che sono in attesa o dovrebbero regolarizzare la propria posizione – trascorrono uguali sotto l’insegna dell’oblio sociale. Mancano gli interventi manutentivi effettuato dalla società Napoli Servizi mentre si attende il nuovo avvio dei lavori del lotto 1 relativo alla costruzione di 126 nuovi alloggi grazie all’utilizzo di un finanziamento da 7,8 milioni di euro così ripartiti: 7,2 milioni attinti dal Pon Metro 2014-2020 e altri 411.000 euro grazie al Poc Metro 2014-2020.  Il termine per partecipare al bando di gara per l’affidamento del lotto 1 è scaduto a inizio marzo.

Il finanziamento, secondo quanto specificato nella delibera numero 010 del 20 ottobre 2020, “pone vincoli temporali imprescindibili per la chiusura, il collaudo e la rendicontazione dei lavori da concludersi entro e non oltre il 31.12.2022, pena la perdita del finanziamento stesso”. In realtà l’accordo quadro per Cupa Spinelli tra Regione Campania e Comune di Napoli prevede anche un finanziamento da 9,8 milioni di euro per il lotto 2 oltre ad altre spese che fissano la spesa complessiva a 22,1 milioni di euro. «Tra poco ripartirà il cantiere – assicura il capogruppo demA Rosario Andreozzi – Abbiamo ripreso il vecchio programma di abbattimento e ricostruzione».

Le sofferenze degli abitanti

Nel frattempo, i giorni passano mesti, in attesa di una svolta che difficilmente arriverà. Pasqua, donna da tanti anni in via Cupa Spinelli e che convive con problemi di tenuta delle pareti di casa, la prende con filosofia (o forse è solo rassegnazione?) «I lavori per i nuovi alloggi sono stati interrotti da lungo tempo e nel frattempo quanto costruito è diventato fradicio. A questo punto meglio migliorare i palazzi che ci sono invece che ricominciare le costruzioni daccapo, si fa prima». La storia di Gerardo, costretto a coricarsi ogni sera in una piccola cantinola, l’alternativa è finire in strada all’addiaccio, è emblematica di quanto continui ad accadere nel 2021.  «Ho interrotto i contatti con la mia famiglia e vivo da solo senza un lavoro e mi arrangio con il reddito di cittadinanza. Non ho la possibilità di affittarmi una casa e di sera Salvatore fa spazio nella sua cantinola piazzando un letto per farmi dormire».

Salvatore è appunto colui il quale gli dà sostegno, nonostante egli stesso viva in una casa di soli 35 metri quadri con altre 5 familiari. «È dura andare avanti – spiega – perché le pareti delle case sono oramai ammuffite a causa dell’umidità provocata dall’acqua che ci entra in casa per colpa delle tubazioni danneggiate, ci vorrebbero ristrutturazioni a 360 gradi che non vengono mai decise». Ci indica i punti degli spazi esterni ai fabbricati 6 e 7, i due attualmente presenti, pieni di rifiuti. «Qualcuno ha depositato qui molte paia di scarpe vecchie e vestiti da lavoro in disuso. Non solo: vicino ad una cabina elettrica ci sono pezzi di legno che se incendiati possono creare un corto circuito e provocare un incendio. E nessuno interviene a pulire e a volte siamo noi a curare il posto».

Un incendio provocato da un cortocircuito 8 anni fa in via Cupa Spinelli effettivamente ci fu e dai risvolti tragici. A morire, a causa di un infarto dovuto allo spavento, fu una donna di nome Francesca. Suo marito, Salvatore Marullo, racconta: «All’epoca si incendiò parte uno dei palazzi a pochi passi dal mio. Se mia moglie è morta per un malore, tanti altri sono deceduti per forme tumorali perchè le case sono piene di amianto. Mia figlia, ora incinta, è andata via da qui perché non voleva stare in questo squallore».  È assurdo quanto accadde e ancora oggi nulla è cambiato: siamo abbandonati da tutti». Il signor Marullo poi aggiunge dall’interno di un palazzo nei pressi di una botola: «Da qui escono i ratti, dimostrazione che non c’è pulizia, non c’è manutenzione, non c’è attenzione. Che fine dobbiamo fare?». Pareti ammuffite anche da Rosaria, una donna che ha trovato un posto di fortuna al piano terra per quello che sembrava un negozio, un garage o qualcosa del genere. «Ogni giorno convivo con la sensazione che possa crollare tutto da un momento all’altro».

Le condizioni della 25/80

A pochi chilometri di distanza, nel rione 25/80 di via Nuova Toscanella, sempre a Chiaiano e sempre rientrante nel computo dell’Erp, il contesto è simile. Le problematiche sono analoghe, con in più una flebile speranza che questa volta vada in porto uno dei tanti progetti pensati. A cosa ci riferiamo? Al Programma Innovativo Nazionale per la Qualità dell’Abitare (PINQuA) attraverso il quale il Comune di Napoli potrebbe attingere a 32 milioni di euro per due diverse progettualità. La prima in favore complesso residenziale in via della Bontà nel quartiere Marianella, progettato dagli architetti Franco Purini e Laura Thermes, nell’ambito del piano di ricostruzione post-terremoto, è stato realizzato in sinergia con il Dipartimento di Architettura dell’Università degli studi di Napoli Federico II.

L’altra, la realizzazione di nuove case, 77 in tutto, alla 25/80 che dove sorgono ancora 3 vecchi edifici costruiti subito dopo il sisma del 1980. In attesa di sviluppi, il presente è fatto di 3 edifici scorticati nelle facciate come se fossero stati colpiti da una granata. Anche qui molte case sono ammuffite dall’umido mentre i canali di scolo delle acque e i servizi fognari sono tappati dalla vegetazione selvaggia, avrebbero bisogno dell’ennesima azione di spurgo. L’erba incolta copre solo in parte la visuale delle discariche abusive di pneumatici, servizi sanitari e altri materiali che fanno capolino accanto ai bidoni, almeno quelli svuotati dopo il passaggio giornaliero dei mezzi Asìa. A viverci da 39 anni in questo stato sono attualmente quasi 200 famiglie in 3 diversi edifici che ancora sperano un alloggio nuovo come quello toccate ad altri 50 nuclei familiari di alcuni nuovi alloggi realizzati una decina di anni fa.

«Ci sono ancora 196 famiglie che attendono un alloggio dignitoso. Abbattimento e ricostruzione, è questa la battaglia che conduciamo da sempre ma non si arriva mai a dama», afferma l’anima del Comitato 25/80 Pasquale Miale che non sembra sperare tanto nei fondi del Ministero che potrebbero essere concessi. Nel frattempo preferisce ricordare come «nel 2019 il Comune ha approvato una delibera che dava seguito ad un accordo di programma con la Regione Campania relativi ad interventi di recupero urbano.

In quell’atto, che riprendeva una vecchia delibera del 1994, sono stati stanziati decine di milioni di euro per manutenzione ai rioni di Ponticelli, al Rione Traiano, Poggioreale, San Giovanni a Teduccio, ma non per Chiaiano. Eppure nel 2002 l’allora assessore al Patrimonio della giunta Iervolino inserì anche la 25/80 come luogo destinatario di lavori, ma nessuno se n’è ricordato. So bene che il Comune non ha soldi e fa quel che può, ma forse perchè questo non è un rione politicamente appetibile?».

 A queste parole ribatte il consigliere comunale di maggioranza Claudio Cecere che spiega. «Al Rione 25/80 abbiamo sono appena terminati i lavori di rifacimento delle guaine dall’edificio numero 1 e sono cominciati quelli all’edificio 4. Il nostro interessamento per quell’area prosegue, l’attenzione dell’amministrazione in questi anni c’è stata attraverso interventi di manutenzione degli edifici 5, 4 e 1 (i tre rimasti del vecchio progetto di ricostruzione ndr) e verrà migliorata l’illuminazione».

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