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A sinistra Anna Carrino a destra Francesco Bidognetti

Anna Carrino è stata intervistata nella trasmissione Belve di Rai 2. L’ex compagna di Francesco Bidognetti, oggi, è una collaboratrice di giustizia. La donna è stata per molti anni al vertice del clan dei Casalesi, rimanendo fedele compagna del boss dei Casalesi e l’interprete dei pizzini dal carcere.

Inoltre è stata anche Carrino prese in mano il clan mentre Bidognetti era recluso. Sono state tante le domanda poste dalla giornalista Francesca Fagnani. “Mi chiamavo la commara, perchè ero la compagna di un boss di Casal di Principe ed era. Oggi sono un’altra donna che si divide tra casa e lavoro. Ho fatto la scelta pesante di abbandonare i miei figli“, esordisce Carrino.

L’INCONTRO CON BIDOGNETTI 

Anna Carrino ha parlato del suo incontro con Bidognetti a partire dalla frequentazione della casa materna, fino al doloroso parto iniziato nel bagno. “Conobbi Francesco quando io avevo 13 anni e lui 29. Io uscivo dal collegio e non ho mai avuto la figura del papà, e lui lo vedevo così. Dopo nacque un grande affetto. Inizialmente ho sempre coperto questa relazione a mia mamma, lo ha saputo quando partorì Katia e mi voleva cacciare di casa. Bidognetti frequentava casa nostra. Indossavo una panciera per nascondere la gravidanza. Quella mattina sono rimasta da sola alle 12:30 ed ho partorito in bagno. Bidognetti sapeva ma era in carcere“.

IL RUOLO NEL CLAN

La collaboratrice di giustizia ha parlato della sua difficile del suo ruolo nel clan: “Capì che Bidognetti era un camorrista quando sono andata a Casal di Principe. Andai a vivere a casa di mia suocera. Da ragazzina con mia suocera c’erano gli alti e bassi, io venivo da Napoli. Non voleva che mi truccassi, che mettessi le minigonne e che mi truccassi. Apprezzavo essere la sua compagna, infatti, così mi presentava e mi sentivo fortunata. Io ho fatto gli anni di galera insieme a lui, ma non l’ho vissuto. Tutti gli affiliati mi trattavano bene”.

Carrino è stata insieme con Bidognetti 30 anni, infatti, lei è stata la depositaria dei messaggi del boss: “Durante l’ergastolo portai messaggi dentro e fuori dal carcere. Condivisi la sua ferocia. Era una situazione più grande di me, infatti, ero uno delle poche che potevo incontrarlo. Dovevo fare quello che diceva lui, le imbasciate erano per gli avvocati e per i carcerati. Inoltre ero la cassiera del clan. Non mi ha mai detto fai ammazzare quella persona, ma qualcosa di simile. Lui parlava in linguaggio criptato. Per dirmi che dovevo andare da Sandokan mi faceva il gesto della barba”. 

Carrino venne condannata a 16 anni di carcere per l’omicidio di Antonio Petito, ucciso dal killer Luigi Guida. “Ci penso tutti i giorni ad Antonio Petito. Ho chiamato Luigi Guida ma non volevo che lo ammazzassero“.

LA FUGA DA CASAL DI PRINCIPE E LA COLLABORAZIONE

Nel 2007 ho avuto paura di essere uccisa. Presi 7 valigie e 20mila euro, dopodiché lasciai Casal di Principe dopo 30 anni. Pensavo a miei figli Gianluca e Teresa e mia nipote Lidia. Quando mi arrestarono a Roma iniziai a collaborare perché alla fine se andavo in carcere mi facevano la pelle e se uscivo mi avrebbero ammazzato. Alla fine pensai di collaborare e un domani avere un riavvicinamento con i miei figli. L’unico pentimento è aver lasciato i miei figli. Nessuno di loro mi ha seguito. Mia figlia Katia ha un odio nei miei confronti. La colpa mia è di averli abbandonati, se fossi rimasta a Casale non sarebbero finiti in carcere“, conclude la collaboratrice Carrino.

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