Arzano, respinto il ricorso sullo scioglimento

“Lo scioglimento del comune di Arzano per infiltrazioni mafiose è legittimo”, lo ha stabilito il Tribunale Amministrativo Regionale del Lazio con sentenza emessa il 17 marzo. Respinto, dunque, il ricorso presentato dall’ex sindaco Fiorella Esposito, dagli ex assessori Osvaldo Barba, Pasquale D’Alisa, Anna Errichiello, Gabriele Gesso, Giuseppina Piglia e Ciriaco Tino. Firmatari del ricorso anche i consiglieri Basile, Bianco, Caiazza e Gesso.

Con decreto del Presidente della Repubblica, il 20 maggio del 2019, la gestione del comune dell’area nord di Napoli fu affidata ad una commissione straordinaria.

Confermato lo scioglimento del Comune per camorra 

Lo scioglimento del Consiglio comunale è stato disposto a seguito della ritenuta sussistenza di forme di ingerenza della criminalità organizzata che esponevano l’amministrazione comunale a pressanti condizionamenti, compromettendo il buon andamento e l’imparzialità dell’amministrazione, e della ravvisata permeabilità dell’ente ai condizionamenti esterni della criminalità organizzata, con pregiudizio alla sicurezza pubblica e alla credibilità degli organi istituzionali.

“Il provvedimento di scioglimento – si legge nel dispositivo – deve ritenersi pienamente legittimo essendo stata correttamente evidenziata la presenza di contatti ripetuti e collegati alle scelte gestorie dell’amministrazione comunale degli organi di vertice politico -amministrativo con soggetti appartenenti alla criminalità locale“.

Evidenziata inoltre “l’inadeguatezza dello stesso vertice politico-amministrativo a svolgere i propri compiti di vigilanza e di verifica nei confronti della burocrazia e dei gestori di pubblici servizi del Comune, che impongono l’esigenza di intervenire ed apprestare tutte le misure e le risorse necessarie per una effettiva e sostanziale cura e difesa dell’interesse pubblico dalla compromissione derivante da ingerenze estranee riconducibili all’influenza ed all’ascendente esercitati da gruppi di criminalità organizzata”.

Le motivazioni

Nella lunga motivazione, sono stati evidenziate le “vittorie elettorali” in sezioni considerate “calde” e attenzionate, oltre a frequentazioni tra alcuni appartenenti all’amministrazione e personaggi “noti” del territorio. Riconosciute anche le intimidazioni a due giornalisti, Giuseppe Bianco e Mimmo Rubio, colpevoli di aver evidenziato fin dall’insediamento dell’Amministrazione le possibilità di infiltrazioni della camorra nella “cosa pubblica” arzanese. Un quadro, quello emerso dalla sentenza del Tar, che giustifica lo scioglimento sulla base di un insieme di anomalie riscontrate in procedure, concessioni e frequentazioni.

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