HomeCronacaBarbieri e parrucchieri chiusi:«Noi senza tutele, chiediamo l'anno bianco fiscale»

Barbieri e parrucchieri chiusi:«Noi senza tutele, chiediamo l’anno bianco fiscale»

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Se c’è una categoria che più di tutte sta sentendo sulla sua pelle tutti i disagi e le difficoltà portate dall’emergenza Coronavirus questa è quella dei barbieri e dei parrucchieri. Tutti gli esercizi di acconciatori sono chiusi dallo scorso 10 marzo a seguito del dpcm del Governo e del decreto regionale con la chiusura prorogata dal 14 aprile (data iniziale) al prossimo 3 maggio. Quasi due mesi di serrata, due mesi senza entrate e, al momento, senza un aiuto concreto. Al danno poi si aggiunge la beffa visto che in alcuni quartieri, mentre gli esercenti sono costretti a mantenere abbassate le serrande ci sono gli abusivi che girano per le case e che dunque aggirano i divieti. Eppure basterebbe poco per ‘dare ossigeno’ a questa categoria che non chiede altro che riprendere la loro attività in tutta sicurezza, garantendo l’incolumità propria e dei clienti. A ribadirlo due barbieri, Salvatore Lampognano di Beauty Factory e Pasquale Faeta del gruppo Barberia Elite.

Salvatore come sta vivendo questa situazione?

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«Ovviamente male visto che siamo chiusi da quaranta giorni e abbiamo già perso due mesi di fatturato che nessuno ci ridarà indietro. Oltre al danno poi subiamo una beffa visto che in giro ci sono tanti abusivi che girano per le case e che mettono a repentaglio la loro salute e quella di chi, incautamente, li fa entrare nelle loro abitazioni.

Salvatore come vede il dopo? Come vi state muovendo?

«Già mi sto muovendo per acquistare mascherine, anche se con disagio visto che in giro non se ne trovano, igienizzanti, guanti. Dovremmo sicuramente lavorare su prenotazione con una sanificazione capillare dopo ogni cliente, cosa che già stavo facendo quando è scoppiata l’epidemia prima della chiusura. Sarà diverso ma sarà inevitabile anche perchè dobbiamo tutelare noi stessi e gli altri. Come categoria abbiamo avanzato una serie di proposte che sembrano ragionevoli per cercare di recuperare qualcosa: per esempio chiederemo di lavorare sei giorni su sette e di prolungare l’orario di apertura fino alle 21 per cercare di venire incontro alle esigenze della clientela. Cosa ancora più importante come categoria abbiamo inoltrato una richiesta al vicepresidente della Camera del Commercio di Napoli per l’implementazione di un anno bianco fiscale, non ha senso sospendere le utenze se queste poi devono essere pagate a fronte di mesi di fatturato assenti. La soluzione è nell’agevolazione massima delle utenze».

Pasquale questa situazione vi vede fortemente penalizzati, cosa c’è che non va?

«Oltre alla chiusura e allo stop della nostra attività registriamo la presenza di questi abusivi che vanno sulle case a svolgere il nostro lavoro. Queste persone non capiscono che costituiscono un reale pericolo perchè possono essere potenziali vettori di contagio per loro e per gli altri. Quando riapriremo dovremmo focalizzarci soprattutto sulla salute e sul lavorare in sicurezza: io per esempio pretenderò che i miei clienti utilizzino la mascherina, noi siamo categoria a rischio e abbiamo tutto il diritto di poter svolgere la nostra professione con tutte le garanzie del caso».

Come verrà organizzato il lavoro?

«Già abbiamo acquistato caschetti, mascherine, camici monouso, le vaporelle per sanificare con acido antibatterico e stiamo ragionando per poter collocare del plexiglass tra un cliente e un altro, clienti che ovviamente verranno su prenotazione per evitare ogni forma di assembramento. Ci consideriamo una categoria a rischio, penso che per i primi tempi eviteremo di fare le barbe. Dopo questo periodo è più che mai prioritario lavorare in tutta sicurezza».

 

 

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