Bollettino Covid 23 aprile, l’Italia s’è desta: scendono di molto i nuovi contagi ed è record di guariti

Coronavirus, il bollettino della protezione civile in diretta. Gli ultimi aggiornamenti e il punto della situazione con il dipartimento.

Scendono, e di molto, i nuovi contagi, 2.646, meno 724 rispetto a ieri, con un trend di crescita contenuto all’1,4%. Ma il bollettino di oggi conferma l’anomalia lombarda dove si concentra ben più di un terzo del totale dei nuovi contagi. Aumentano, sia pur di poco, i decessi che passano a 464 rispetto ai 437 del giorno prima. Quel che è importante ai fini della ripartenza è però il nuovo, drastico calo dei ricoveri: 934 in meno nei reparti Covid ordinari e 117 letti che si liberano di nuovo nelle terapie intensive.
Il record di guariti, oltre tremila in un giorno, fa ridurre ancora una volta il numero complessivo di positivi al virus, 851 in meno nelle 24 ore.
Sempre tanti i tamponi eseguiti in un giorno, oltre 66mila, mentre la protezione civile informa che ad oggi le persone sottoposte a controllo sono state un milione e 52 mila. Questo significa che il 18% di chi è stato testo è risultato essere positivo. Una percentuale non altissima che dimostra come i controlli, nonostante le difficoltà iniziali, siano stati alla fine più estesi di quel che si è detto.

Coronavirus, il bollettino della Protezione Civile: scendono i nuovi contagi (2.646), più di un terzo sono in Lombardia

La Lombardia è però sempre la regione a più alta circolazione del virus, con 1.073 nuovi casi, che sono tuttavia una novantina in meno rispetto a ieri.

Calano decisamente i contagi in Piemonte e Veneto. Nel primo caso i nuovi positivi sono 401, quasi la metà di ieri, mentre i nuovi contagiati veneti scendono in picchiata a 143, contro i 334 del giorno prima. Sempre un po’ alti i nuovi casi in Puglia, 109, erano 35 solo tre giorni fa. Ma si tratta di numeri ancora gestibili.

Nel Lazio restano bassi, 79, i nuovi contagi, che però a Roma salgono da 29 a 45. Gli attuali numeri dell’epidemia di Covid-19 in Italia “impongono massima prudenza”, commenta il presidente della Fondazione Gimbe Nino Cartabellotta, ricordando che nell’ultima settimana i casi sono stati +22.172 casi, di cui 3.440 decessi.

Nella settimana 15-22 aprile, rileva Cartabellotta, “si conferma l’ulteriore riduzione del sovraccarico di ospedali e terapie intensive ma a 10 giorni dal previsto avvio della fase 2, il 4 maggio, i risultati sul contenimento del contagio non sono ottimali, né stabilizzati come raccomanda la commissione europea. Ovvero, i numeri invitano alla massima cautela, sia perché alcune regioni e numerose province sono ancora in piena fase 1, sia perché gli eventuali effetti negativi delle riaperture si vedranno solo dopo 2-3 settimane”.

In sintesi, nella settimana 15-22 aprile, rispetto alla precedente, i decessi +3.340 (+15,9%), i ricoverati con sintomi -3.838 (-13,9%) e le Terapie intensive -695 (- 22,6%). Se la Commissione Europea nella roadmap per la ripartenza ha ribadito che è «fondamentale ridurre e stabilizzare il numero di ricoveri e/o dei nuovi casi per un periodo di tempo prolungato», a 10 giorni dall’avvio della fase 2, sottolinea Gimbe, «il numero dei nuovi casi in Italia rimane elevato e non ha affatto raggiunto alcuna stabilizzazione prolungata».