Clan Mallardo. Omicidio di camorra a Giugliano, alla sbarra ‘o bumbularo e Napolitano

Inizierà domani mattina presso la Seconda Sezione della Corte di Assise di Appello di Napoli il processo col rito Ordinario per i killer e mandanti dell’omicidio di Mario Di Lorenzo, avvenuto a Giugliano nel 1996. Alla sbarra ci sono Michele Olimpio, detto ‘o bumbularo (difeso dagli avvocati Antonio Giuliano Russo e Paolo Trofino), e Francesco Napolitano (difeso dagli avvocati Giuliano Russo e Celeste Gentile). Fondamentali per le indagini sono state le dichiarazioni del collaboratore di giustizia Filippo Caracallo il quale ha confessato di aver partecipato alla vicenda delittuosa, che si incastra in quella feroce guerra di camorra di fine anni Novanta.

 

Caracallo ha fatto nomi e cognomi ed indicato anche il luogo dove fu gettata la pistola utilizzata nel delitto. I carabinieri, con l’ausilio dell’Esercito, effettuarono degli scavi in via Gioberti, stradina che collega via Colonne con via Appia, ma l’arma non fu trovata.

Le dichiarazioni del Caracallo

Le dichiarazioni del Caracallo, poste a base del provvedimento cautelare, hanno permesso di ricostruire la dinamica dell’omicidio, di individuare gli esecutori ed il contesto criminale in cui era maturato. Le rivelazioni del pentito risultano ampiamente riscontrate dalle attività tecniche svolta dalla Dia in separato procedimento, nei confronti di OLIMPIO Michele detto ‘ bumbularo.

Ad OLIMPIO Michele – attualmente detenuto presso il carcere di Voghera in espiazione di condanna alla pena di trent’anni di reclusione per omicidio aggravato, in quanto riconosciuto colpevole, in concorso con altri, dell’omicidio del pluripregiudicato GIGLIOSO Luigi, luogotenente di ALFANO Giovanni, all’epoca a capo del sodalizio criminale egemone nel quartiere Posillipo, commesso a Napoli in data 18.09.1997 – è attribuito il ruolo di esecutore materiale del delitto.

NAPOLITANO Francesco – detenuto presso il carcere di Parma in regime di 41 bis in esecuzione di una condanna definitiva per il reato di associazione per delinquere di stampo mafioso nella quale veniva riconosciuto reggente del clan MALLARDO e prossimo alla scarcerazione – viene in particolare contestato di essere stato, quale reggente pro tempore del clan, il mandante dell’omicidio, deciso a seguito delle reiterate violazioni alle “regole” dell’organizzazione camorristica di cui lo stesso DI LORENZO faceva parte; mentre ad OLIMPIO Michele viene contestato di essere stato l’esecutore materiale dell’azione delittuosa in concorso con CARACALLO Filippo, anch’egli affiliato al clan Mallardo e divenuto collaboratore di giustizia nell’aprile 2018, nei confronti del quale si è proceduto separatamente.