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sabato, Luglio 2, 2022
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Cos’è il sarchiapone, la bevanda di Napoli fresca e dissetante


Col caldo asfissiante di questi giorni è importante idratarsi e farlo con bevande fresche e dissetanti. A Napoli c’è una bevanda storica amata da popolo, chiamata “sarchiapone”. Una bevanda fatta di acqua, ghiaccio e limone a cui si può aggiungere anche bicarbonato. Come riporta Eroicafenice  la storia del sarchiapone come bevanda è precedente all’attribuzione di tale nome. Nei loro chioschi, sorti in prossimità delle antiche fonti termali sottostanti la città di Napoli, infatti, già prima del Novecento, gli acquaiuoli erano soliti proporre una bevanda digestiva e tonificante contro la calura estiva, nota come sciacqua panza, realizzata con acqua ’e mummarelle (dal nome dei cocci in cui era conservata questo tipo acqua termale scaturente dalle terme sottostanti il quartiere di Santa Lucia, salvo poi divenire acqua semplicemente gassata), succo di limoni amalfitani e un pizzico di bicarbonato sulla punta di cucchiaino, che ne caratterizza la prorompente effervescenza onde è necessario bere subito per non bagnarsi; per questo motivo essa era ed è detta anche n’araputa ’e cosce, data la posizione da assumere durante la sorbitura, allargando le gambe, onde evitare, appunto, spropositi sui pantaloni.

Tornando al succo, fu allora che, si dice, in un chiosco di piazza Carlo III un acquaiuolo, circa a inizio secolo, ribattezzò la detta bevanda col nome di “sarchiapone”, con la motivazione per cui anche chi avrebbe mangiato un sarchiapone avrebbe portato a termine la digestione senza complicazioni. Ancora inafferrabile il senso del termine, che ha finito per identificare una bevanda: si crede che ci si riferisca, in senso iperbolico, a una pietanza composita, a base di carne, non propriamente definita, difficilissima da digerire. Tuttavia c’è da dire un piatto detto “sarchiapone” esiste davvero: si tratta del piatto tipico preparato dalle massaie atranesi il 22 luglio, in occasione del giorno di Santa Maria Maddalena (patrona del borgo). Si procede con lo svuotamento e successivo riempimento della cucuzzella con carne macinata, ricotta e uova, per poi passare tutto alla friggitura e al condimento abbondante di sugo. Si tratta, stando a certe testimonianze, di una ricetta calabrese introdotta a metà secolo XX circa ad Atrani ed ivi rielaborata. Impossibile dire se l’archetipo di questa pietanza fosse già nota come sarchiapone.

Sulla base di quanto riportato, dunque, risultano incerti il significato e l’etimologia della parola “sarchiapone”; esso è però un termine che, come tutti quelli appartenenti ai dialetti più antichi e vivi, e per questo più complessi, è arricchito di significati e rielaborato nel corso dei tempi e solo uno scavo nell’immaginario popolare, più complesso di ogni sapere fissato entro limiti imposti da un certo tipo di cultura preconcetta, può aiutare a comprenderne in principio il senso più profondo.

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