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venerdì, Gennaio 21, 2022
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Da ‘Libanese’ a pm antimafia, la storia di Brusca e Bagarella nel Cacciatore


Con quella faccia un po’ così, quel fisico massiccio da cattivo come per ‘il Libanese’ (il ruolo interpretato in Romanzo Criminale che lo ha portato al successo), lasciato alle spalle per calarsi nei panni del giovane pm che a soli 30 anni entra nel pool antimafia: Francesco Montanari è il magistrato Saverio Barone nella nuova serie Rai Il cacciatore

E’ ispirata alla storia del magistrato Alfonso Sabella, che ha raccontato la sua vita nel libro ‘Cacciatore di mafiosi’ (Mondadori) e che è stato sostituto procuratore del pool di Palermo di Gian Carlo Caselli. Non un eroe da santificare, ma un uomo complesso, con un carattere ruvido, non compiacente, fragile al punto di rischiare di cadere, ossessionato dalla missione in bilico tra senso dello Stato e ambizione.
Il Cacciatore narra l’arresto di boss come Leoluca Bagarella (David Coco), Giovanni Brusca (Edoardo Pesce), responsabili di pagine dolorose della recente storia d’Italia. Saverio Barone (Montanari) viene nominato Pm nella calda stagione immediatamente successiva alle stragi di Capaci e via D’Amelio.

“Sono felicissimo di aver fatto Il cacciatore” spiega l’attore romano (a teatro con Uno zio Vanja diretto dal suo ex compagno di Romanzo Vinicio Marchioni ndr) “perché è la dimostrazione che il bene può essere cool. La differenza tra una fiction e una serie è una: la fiction lavora sugli stereotipi, la serie sull’umanità. Noi raccontiamo personaggi fallibili”.
Quindi aggiunge Montanari se vogliamo essere precisi “Barone non è Alfonso Sabella, in tutto quello che fa tranne nei fatti di cronaca che lo vedono coinvolto. Non ho voluto conoscere il giudice prima delle riprese, ma mi sono prima confrontato con i registi. Temevo di farmi fuorviare da un’idea preimpostata prima di leggere la sceneggiatura. Dopo chei primi ciak, ho avuto l’onore di incontrare Sabella che è venuto a trovarci sul set: lì mi sono detto che l’approccio avrebbe dovuto essere molto serio e rigoroso rispetto alle vere vicende vissute da Sabella. Lui mi ha dato una grossa mano in particolar modo nelle scene in cui dovevo interrogare i criminali.  Sabella – ha aggiunto Montanari – mi ha dato un suggerimento ‘devi metterci l’umanità necessaria per farti dire quello che ti serve ma dentro di te non devi dargli altrettanta dignità”.

Sabella tiene a far notare: “Ad inizio anni ’90, lo Stato era in ginocchio dopo le stragi mafiose. Ma alla fine li abbiamo presi, arrestati tutti mentre erano latitanti e seppelliti sotto una montagna di ergastoli. La dimostrazione che quando vuole lo Stato riesce a funzionare. In questa fiction i ruoli sono chiari: non c’è dubbio tra chi siano i buoni e i cattivi. Questi ultimi hanno i nomi reali, mentre i buoni sono di fantasia tranne il personaggio di mia figlia e del carabiniere Leonardo Zaza, che è stato al mio fianco per diversi anni e che è venuto a mancare recentemente”. Qui il magistrato si commuove e lo ricorda come “un grande servitore dello Stato, un eroe”.
Aggiunge: “Di questi fatti finora mancava il racconto, perché spesso ci si concentrava fino alle stragi del 1992. Sono stati anni importantissimi, uomini dello stato che hanno svolto un lavoro fondamntale, meticoloso, lungo”. Rosario Rinaldo aggiunge: “Più che un mafia drama, questo è un crime drama. A livello internazionale c’è già molta attenzione su Il cacciatore, con molti network stranieri interessati.
Abbiamo lavorato per cercare di far dialogare finzione e realtà”. Nel cast spiccano tra gli altri Paolo Briguglia che interpreta Tony Veneruso, l’autista del boss Leoluca Bagarella.
Intensa anche l’interpretazione di Edoardo Pesce nel ruolo di Giovanni Brusca (che vedremo presto in Dogman di Matteo Garrone).

Nel Cacciatore anche la storia del rapimento del piccolo Giuseppe Di Matteo figlio del collaboratore di giustizia Santino, e che segnerà un punto di non ritorno nella storia di mafia quella di non toccare i bambini. L’epilogo di quella orrenda vicenda purtroppo è noto a tutti.  Nel cast Miriam Dalmazio, Roberto Citarn, Francesco Foti. 

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