“Già dalla mattina del primo luglio la cartella clinica di Francesca documentava valori inequivocabili. Erano campanelli d’allarme che imponevano di agire subito e che andavano assolutamente ascoltati. Francesca è stata riportata in sala operatoria soltanto nel tardo pomeriggio, quando le sue condizioni erano ormai gravissime. E quei dati non compaiono nemmeno nella relazione dei consulenti nominati dalla Procura”.
Lo dichiara, in una nota, l’avvocato Francesco Petruzzi, difensore della famiglia di Francesca Tucci, la ragazza di 24 anni morta all’ospedale Cardarelli di Napoli il 2 luglio, tre giorni dopo un intervento chirurgico programmato.
Francesca Tucci morta al Cardarelli: “Segnali d’allarme già prima dell’operazione”
“Il collegio medico-legale che assiste la famiglia sta completando lo studio della cartella clinica e della consulenza depositata in Procura. Già in questa fase, però, il quadro è chiaro. Gli esami che documentavano il peggioramento di Francesca nel corso di quella giornata, ora dopo ora, sono agli atti. La relazione dei consulenti della Procura non li riporta e non li valuta. Chi la legge vede la gravità del quadro comparire all’improvviso, quando ormai si era già in sala operatoria. La cartella racconta un’altra storia”, dice ancora Petruzzi.
Secondo l’avvocato della famiglia Tucci “omettendo proprio quei dati, la consulenza finisce per avallare di fatto una ricostruzione degli eventi lontana dalla realtà documentata. È una ricostruzione nella quale la domanda decisiva non viene nemmeno posta: perché, con quei segnali davanti, si è atteso tanto? Ed è la stessa domanda alla quale il Pubblico Ministero aveva chiesto ai suoi consulenti di rispondere”.
“Una consulenza che non tiene conto dei dati più rilevanti dell’intera vicenda – conclude Petruzzi – non può essere la base su cui decidere della morte di una ragazza di 24 anni. Per questo chiediamo il rinnovo dell’accertamento tecnico, affidato a un nuovo collegio. Depositeremo a breve le osservazioni dei nostri consulenti, con l’analisi completa della cartella clinica. La famiglia di Francesca chiede soltanto che la verità venga cercata su tutti gli atti, a cominciare da quelli che finora sono stati lasciati fuori”.

