«Gli ho detto che volevano ucciderlo», i Cifrone volevano la morte del ras Balzano

Un omicidio per far capire a tutti chi comandava nel quartiere. Un omicidio che doveva essere eccellente e che dunque doveva puntare al cuore stesso dei rivali. Parla anche di questo il collaboratore Luca Covelli spiegando che i Cifrone avevano intenzione di uccidere Matteo Balzano, Salvatore Scarpellini e Gianluca D’Errico, ras a capo del gruppo emergente di ‘Abbasc Miano’. Un particolare contenuto nell’ordinanza di custodia cautelare firmata dal gip Tommaso Perrella che due giorni fa ha di fatto smantellato il gruppo attivo nella parte alta del quartiere. Covelli racconta che, per ingraziarsi Balzano e i suoi, non ha esitato a confidargli che i Cifrone stavano progettando il suo omicidio a cui lui avrebbe dovuto partecipare. Covelli ha raccontato ai magistrati tale episodio in uno dei tanti verbali in cui ha fatto luce sugli affari della mala dell’area nord.

«Sono andato personalmente a fine aprile 2018 da Matteo e gli ho chiesto se stavano tramando qualcosa nei miei confronti. Lui mi ha risposto di no e io gli ho detto di aprire gli occhi, in pratica gli ho fatto capire che i Cifrone erano contro di loro e che stavano organizzando l’omicidio di Matteo, Cicchillotto (Salvatore Scarpellini ndr) e Fragolino (Gianluca D’Errico ndr) nella casarella che questi avevano a Miano in via Vittorio Emanuele III dove le guardie hanno fatto una perquisizione. L’omicidio dovevamo commetterlo io, Luigi Cifrone e Gaetano Cifrone: io dovevo farmi aprire la porta e loro avrebbero sparato con una calibro 9 con il silenziatore e una 357. La pistola col silenziatore l’ho provata io sotto la croce a Miano con Gaetano Cifrone, dopo di che siamo andati a via Vittorio Veneto dove ci aspettavano Luigi Cifrone, Gaetano Tipaldi e Vincenzo Sacco. Ho detto loro che il silenziatore non funzionava e Vincenzo Sacco ha proposto di alzare la voce e fare rumore quando sarebbe successo».