Una rapina in stile ‘Arancia Meccanica’. Un esercente costretto a rivelare dove fosse la telecamere del suo negozio per ‘permettere’ agli sgherri del clan di portare via cellulari e quant’altro. Un negozio riconducibile ad un parente del nemico Matteo Balzano (l’esercente è però totalmente estraneo a episodi legati alla criminalità). E’ il racconto della rapina effettuata dagli uomini del clan Cifrone nell’ultima ordinanza di custodia cautelare notificata a otto presunti appartenenti al gruppo criminale di ‘Ngopp Miano’ (leggi qui l’articolo). A quell’azione presero parte in sette (uno di loro è solo indagato): Luigi CifroneGennaro CaldorePasquale PandolfoGaetano CifroneStefano Di Fraia e Giovanni Mascioli. Un raid che fruttò al gruppo 6mila euro e che fu scoperto dai carabinieri della compagnia Vomero grazie a tutta una serie di intercettazioni puntualmente poi riprese dal provvedimento eseguito ieri.

Commerciante minacciato con un taglierino dai Cifrone

«Luigi Cifrone, Gaetano Cifrone e Giovanni Mascioli e un altro soggetto non identificato giungevano nel negozio di via Janfolla e, tutti armati, intimavano a (….) di dargli uno zaino per poterlo riempire dei prodotti in vetrina. Caldore, dopo aver chiesto dove fosse il dvr dell’impianto di videosorveglianza, lo schiaffeggiava e lo minacciava con un taglierino. Pandolfo, dopo aver condotto la vittima in bagno, gli intimava di abbassare la testa e si impossessava della collanina d’oro che aveva al collo». Calore in quegli attimi drammatici avrebbe minacciato l’esercente con un taglierino urlandogli contro di dirgli dove si trovassero le telecamere.  Una violenza da ‘Arancia Meccanica’ a cui hanno posto fine da tempo le forze dell’ordine.

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