Nel riquadro Vincenzo Reale

Il tribunale del Riesame di Napoli continua a erodere alla base la maxi inchiesta di un mese fa contro i clan di Napoli est. Ieri il tribunale della libertà (XII sezione) ha nuovamente annullato tre ordinanze di custodia cautelare. Altri tre dispositivi annullati come era accaduto nei giorni scorsi per ‘pezzi da novanta’ dei gruppi criminali della zona come Vincenzo Vigorito (leggi qui l’articolo) o Franco Silenzio (leggi qui l’articolo). Il dispositivo questa volta è stato annullato per i cugini Vincenzo e Antonio Reale ‘o cines (indicati da numerosi collaboratori di giustizia come ai vertici del gruppo alleato con i Rinaldi) e per Pasquale Esposito. Il Riesame ha pienamente accolto le argomentazioni avanzate dai loro legali(per Vincenzo Reale l’avvocato Leopoldo Perone mentre per Antonio sempre l’avvocato Perone con il collega Antonio Iavarone) annullando il dispositivo  per assenza di gravità indiziaria. I penalista in pratica hanno evidenziato le incongruenze delle dichiarazioni di diversi collaboratori di giustizia.

L’ordinanza annullata per Franco Silenzio

Ha del clamoroso la decisione del Riesame di Napoli (XII sezione) che ha scarcerato Francesco Silenzio. Decisive le argomentazioni del suo legale, l’esperto avvocato Salvatore D’Antonio, argomentazioni pienamente accolte dal tribunale della libertà. Quest’ultimo ha annullato l’ordinanza di custodia cautelare a carico del presunto boss del sodalizio del ‘Bronx’ di San Giovanni a Teduccio arrestato nel corso del maxi blitz dello scorso 17 maggio contro i gruppi criminali di Napoli est (leggi l’articolo). Il Riesame ha pienamente accolto le argomentazioni avanzate dall’avvocato D’Antonio annullando il dispositivo a carico di Silenzio per assenza di gravità indiziaria. L’abile penalista in pratica ha evidenziato le incongruenze delle dichiarazioni di diversi collaboratori di giustizia che identificavano Silenzio come reggente del gruppo che nella zona di via Taverna del Ferro avrebbe di fatto soppiantato il clan Formicola. Il legale di Silenzio in pratica ha contestato le interpretazioni relative ad alcune intercettazioni di colloqui in carcere (secondo la Procura quest’ultime provavano il ruolo direttivo di Silenzio anche da detenuto) evidenziando che tali registrazioni non provavano l’esistenza di un’unione di tre sodalizi che, a Napoli est, avrebbero gestito gli affari criminali dal 2014 a oggi. Intercettazioni dunque reinterpetate radicalmente dalla difesa, impostazione poi pienamente accolta dal Riesame. L’inchiesta adesso sui clan di Napoli est rischia di sgretolarsi anche perchè si tratta del quinto annullamento in pochi giorni.

Due giorni fa il Riesame aveva scarcerato altri due ras

Due giorni fa ad essere annullate le ordinanze a carico di Giuseppe Milo e Domenico Gianniello (leggi qui l’articolo). Un risultato clamoroso considerate le accuse che pendevano sui due. Milo in particolare era accusato di una serie di scorribande armate per le strade di Portici per dimostrare la forza del suo sodalizio, quello dei Rinaldi, sfidando gli acerrimi nemici inquadrati nel clan Mazzarella. Gianniello invece veniva indicato come elemento del clan Formicola. In un verbale del collaboratore di giustizia Gaetano Nunziato in particolare si fa riferimento a Gianniello in riferimento all’omicidio di Vincenzo Amendola. Il pentito racconta di una riunione a casa di Maria Domizio nel corso della quale quest’ultima, Gaetano FormicolaAssunta Formicola e lo stesso Gianniello ben sapendo dell’omicidio lo hanno “invitato” a tacere con la Polizia considerato che era stato già sentito in merito al possesso della scheda telefonica della vittima. L’atteggiamento tenuto dai quattro lo ha spinto a ritenere che lo avrebbero ucciso per evitare che parlasse: «Si sapeva che Vincenzo era morto. Tanto che la zia era andata a casa di Silenzio Vincenzo o meritano e aveva chiesto di farle trovare il nipote ma Vincenzo non sapeva niente. Dopo Silenzio Vincenzo andò da Antonio Marigliano o Silano e gli chiese di vedere un poco la situazione di Vincenzo. Antonio Marigliano chiamò Gaetano Formicola e glielo disse». Intercettazioni ritenute non probanti in sede di Riesame che ha così annullato l’ordinanza anche per Gianniello.

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