Nel riquadro Domenico Gianniello

E’ un altro duro colpo all’inchiesta sui clan di Napoli est quella inferta dal tribunale del Riesame di Napoli che ha annullato altre due ordinanze di custodia cautelare (leggi l’articolo precedente). Scarcerati Giuseppe Milo e Domenico Gianniello: decisive si sono rivelate le argomentazioni del loro legale, l’abile avvocato Leopoldo Perone, che ha evidenziato le incongruenze nelle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia. Un risultato clamoroso considerate le accuse che pendevano sui due. Milo in particolare era accusato di una serie di scorribande armate per le strade di Portici per dimostrare la forza del suo sodalizio, quello dei Rinaldi, sfidando gli acerrimi nemici inquadrati nel clan Mazzarella. Gianniello invece veniva indicato come elemento del clan Formicola. In un verbale del collaboratore di giustizia Gaetano Nunziato in particolare si fa riferimento a Gianniello in riferimento all’omicidio di Vincenzo Amendola. Il pentito racconta di una riunione a casa di Maria Domizio nel corso della quale quest’ultima, Gaetano Formicola, Assunta Formicola e lo stesso Gianniello ben sapendo dell’omicidio lo hanno “invitato” a tacere con la Polizia considerato che era stato già sentito in merito al possesso della scheda telefonica della vittima. L’atteggiamento tenuto dai quattro lo ha spinto a ritenere che lo avrebbero ucciso per evitare che parlasse: «Si sapeva che Vincenzo era morto. Tanto che la zia era andata a casa di Silenzio Vincenzo o meritano e aveva chiesto di farle trovare il nipote ma Vincenzo non sapeva niente. Dopo Silenzio Vincenzo andò da Antonio Marigliano o Silano e gli chiese di vedere un poco la situazione di Vincenzo. Antonio Marigliano chiamò Gaetano Formicola e glielo disse». Intercettazioni ritenute non probanti in sede di Riesame che ha così annullato l’ordinanza anche per Gianniello.

 

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