Scampia. A scuola col jeans strappato, lezioni negate per il secondo giorno. La mamma: “Denuncerò la preside”

La mamma del ragazzo con i jeans coi risvoltini

“Per il secondo giorno, ad uno dei miei figli (il più grande, ndr) è stato impedito di entrare alla scuola Alpi-Levi per un jeans strappato. Ieri era toccato anche all’altro ragazzo che pure non è entrato a scuola per un jeans strappato, proprio come il fratello maggiore. “Farò una querela contro la preside”, è arrabbiata la signora Maria Bevar, dopo che anche oggi ad uno dei suoi figli non è stato consentito di seguire le lezioni in classe. Il motivo? Lo stringente regolamento della scuola Alpi-Levi che tanto sta facendo discutere. Dopo il caso delle treccine ai capelli, questa volta tocca ai jeans. Abbiamo cercato di intervistare la preside dell’istituto ma per ora la dirigente era impegnata.

L’articolo di ieri

 Lasciati in sala professori, senza avere la possibilità di entrare in classe, perché indossavano dei pantaloni con degli strappi non conformi oramai al famoso “regolamento’’. All’Istituto Alpi-Levi di Scampia, ancora nel pieno della bufera della vicenda del 13enne Lino L. al quale era stato impedito di entrare in classe a causa delle treccine di colore blu, stamattina è scoppiato un altro caso simile con protagonisti questa volta due fratelli di 12 e 11 anni frequentanti la prima e la seconda media della scuola di viale della Resistenza. A raccontare l’episodio è la mamma dei due scolari, Maria Bevar, che proprio come i familiari di Lino non ha lesinato critiche al comportamento della preside della Alpi-Levi, Rosalba Rotondo.

«Questa mattina – ha spiegato la donna – ai miei figli di 12 e 11 anni è stato impedito di entrare in classe perché indossavano jeans stracciati. Dalle 9, subito dopo l’ingresso della campanella alle 9 e sino alle 11, sono stati messi nella sala professori e non erano in classe». La preside Rotondo anche in questo caso ha ricordato le regole vigenti alla Alpi-Levi, con il nuovo regolamento che i genitori dovrebbero presto firmare per prendere atto delle direttive della dirigente scolastica.

Maria ha poi raccontato che «solo dopo due ore ho scoperto cosa fosse accaduto perché uno dei miei due figli mi ha telefonato raccontandomi tutto e chiedendomi che andassi a prendere lui e il fratello. Perché i ragazzi sono stati fino alle 11 in sala professori e nessuno ha avuto la briga di avvisarmi? La preside deve darmi spiegazioni in merito». Dato l’accaduto e un rapporto di fiducia pure qui da ricostruire, Maria Bevar non esclude di «chiedere il nulla osta e trasferire i miei figli in un’altra scuola. Al momento, però, combatto».