«Gli devo lasciare il segno», il ras di Miano da dietro le sbarre tramava vendetta

Comunicavano con i loro affiliati reclusi. Attraverso microcellulari fatti recapitare tra le sbarre. C’è anche questo retroscena nell’ordinanza di custodia cautelare (firmata dal gip Marcopido) che ha ricostruito l’organigramma della cosca di ‘Abbasc Miano’ e i metodi utilizzati dal gruppo per effettuare le estorsioni. Nelle pagine vengono riportate decine e decine di intercettazioni in cui viene evidenziato il ruolo di uno degli indagati, Alessio Peluso, che, nonostante sia detenuto nel carcere di Secondigliano riesce a mettersi in contatto con Matteo BalzanoSalvatore Scarpellini e Gianluca D’Errico (i capi del sodalizio con quest’ultimo cognato di Peluso) riuscendo a impartire loro ordini. Così accade in merito ad una richiesta di 250 euro che dovranno servire per ordinare su internet dei micro cellulari oppure in un’altra conversazione in cui, parlando dell’agguato subito da Giovanni Borriello, promette vendetta:«Adesso me la vedo io! Mo che esco me la vedo io, glielo faccio pure io il segno, permanente glielo faccio».

Tra le tante conversazioni emerge una in particolare. E’ quella che avviene il 2 agosto del 2019 tra Peluso, Balzano e D’Errico. Peluso dopo aver parlato con il cognato dice a Balzano di aver individuato una persona che può introdurre i cellulari («Non gliela possiamo fare un’imbasciata per un microcellulare?») in carcere e ordina ai suoi di avvicinarla e di offrirle mille euro. Non se ne farà nulla perchè quest’ultima rifiuterà categoricamente.