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mercoledì, Dicembre 8, 2021
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Napoli, al via la rimozione di 40 altarini della camorra:”Simbolo del male”


Continua il braccio di ferro tra criminalità e forze dell’ordine sui simboli disseminati in città. Altarini, scritte e murales riconducibili a eventi o persone legate alla criminalità organizzata sono finiti al centro dell’attenzione della Prefettura di Napoli che questa mattina ha dato il via alle operazioni per la loro rimozione. 


Nelle prime ore di giovedì, il Comune di Napoli, con l’assistenza delle Forze dell’ordine, ha rimosso una scritta realizzata all’ingresso della Villa Comunale in via Ortolani, nel quartiere San Pietro a Patierno, e un “altarino” installato all’interno del parco “Troisi”, nel quartiere San Giovanni.    L’operazione fa seguito alla riunione del Comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica dell’area metropolitana dello scorso 4 marzo, presieduta dal Prefetto di Napoli, Marco Valentini, tenutasi alla presenza dei vertici territoriali delle forze dell’ordine, della Procura della Repubblica presso il Tribunale e della Procura generale presso la Corte d’Appello, dell’assessore delegato dal Sindaco di Napoli e al successivo tavolo tecnico di coordinamento tenuto in Questura alla presenza di personale della Polizia di Stato, dell’Arma dei Carabinieri, della Guardia di Finanza e della Polizia Municipale.   

Il programma di interventi – spiega la nota della Prefettura – proseguirà nei prossimi giorni e nelle prossime settimane, con la finalità di ripristinare il rispetto della legalità con la progressiva rimozione di manufatti o altri simboli che insistono abusivamente sulla pubblica via, ferma restando l’eventuale sussistenza di specifici reati.


I simboli sotto accusa a Napoli


Tra i tanti ‘omaggi’ finiti al centro dell’attenzione ci sono, oltre ai murales dei baby rapinatori uccisi nel giro di pochi mesi a Napoli, anche un’edicola interamente dedicata a Emanuele Sibillo, giovane boss trucidato nella guerra del centro storico. A poca distanza dalla casa del baby boss, infatti, sorge una cappella votiva, con tanto di busto, omaggiato con inchini, fuochi d’artificio e riverenze. Al momento – come ha riportato Il Mattino – sono stati censiti una quarantina di casi di murales o altarini che vengono ricondotti alle simbologie, a fatti o contesti di natura camorristica. 

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