Oltre 100 voli cancellati all’aeroporto di Barcellona, caos anche a Napoli

Oltre 100 voli sono stati cancellati all’aeroporto di Barcellona per le proteste scatenate dalla condanna di 12 leader catalani da parte della Corte Suprema spagnola, come riporta El Pais. I manifestanti si sono riversati in massa in aeroporto provando anche a superare i controlli di sicurezza con biglietti truccati. nello scalo assediato cantavano «Bella ciao». La rivolta è scoppiata dopo che il  tribunale supremo spagnolo con sede a Madrid ha reso pubblica la sentenza del processo contro i 12 leader indipendentisti catalani accusati di diversi reati per i fatti che portarono alla dichiarazione unilaterale d’indipendenza della Catalogna, nell’ottobre 2017. Nove leader indipendentisti – sia ex membri del governo guidato dal presidente Carles Puigdemont, sia leader di organizzazioni della società civile – sono stati condannati per il reato di sedizione, che punisce una rivolta pubblica contro l’autorità; nessuno è stato invece condannato per il reato più grave, la ribellione.

Caos allo scalo di Capodichino: 150 passeggeri – soprattutto spagnoli, ma ci sono anche italiani – che dovevano rientrare questa sera a Barcellona con il volo della Vueling 6503 programmato per le 22.05, sono rimasti a terra. Volo cancellato per  le manifestazioni in corso allo scalo di Barcellona.

Trecento persone, tra loro  moltissimi turisti, da circa due ore attendono di avere notizie sulla loro ricollocazione. A qualcuno è arrivato un sms con il quale si comunicava che la prima data utile per rientrare in Spagna è il 24 ottobre.  Dieci giorni di attesa. E due alternative offerte: o rimanere a Napoli alloggiati in albergo fino al 24 a spese della Vueling o rinunciare all’attesa e alla vacanza gratis e spendere almeno 270 euro per rientrare ma con un’altra compagnia.

Dai 9 ai 13 anni di carcere. Sono pesantissime le condanne decise dai giudici della Corte suprema spagnola contro 12 leader separatisti catalani dopo un processo durato quattro mesi sugli eventi che hanno scatenato la peggior crisi politica in Spagna degli ultimi 40 anni. Una sentenza dura che ha voluto punire la proclamazione unilaterale d’indipendenza della Catalogna, nell’ottobre 2017, dopo un referendum che per il governo di Madrid era e resta illegale. Immediata la reazione di politici e cittadini che sostengono il diritto della ricca regione autonoma a separarsi dalla madre patria e che hanno protestato a migliaia sui social media e nelle strade di Barcellona.

Nove leader indipendentisti sono stati condannati per il reato di sedizione. Tra questi ci sono l’ex vicepresidente della Generalitat Oriol Junqueras, che ha ricevuto la sentenza più pesante a 13 anni di carcere, la ex speaker del parlamento catalano Carmen Forcadell, e i ‘due Jordi’, Sànchez e Cuixart. Quattro ex ministri sono stati condannati anche per malversazione ed altri tre, gli unici che non si trovano in carcere preventivo, sono stati condannati solo per il reato di disobbedienza. A nessuno è stato riconosciuto il reato più grave di ‘ribellione’, per il quale l’accusa aveva chiesto 25 anni. Poco dopo la sentenza, il giudice Pablo Llarena ha emesso, inoltre, un nuovo mandato di arresto internazionale a carico dell’ex presidente della Catalogna Carles Puigdemont, fuggito in Belgio. Ed è proprio lui, in conferenza stampa da Waterloo, uno dei primi a reagire alle condanne.

“Non ci fermeranno fino a quando non annulleremo tutti gli effetti della repressione e respireremo la libertà. Non c’è altra via che un nuovo referendum nel quale possiamo dire ciò che vogliamo e come lo vogliamo. Devono sapere che non accettiamo una soluzione basata su repressione e condanne”, ha detto. Dura anche la risposta dell’attuale president della Generalitat, Quim Torra, che ha scritto due lettere al premier incaricato Pedro Sanchez e a re Felipe VI nelle quali accusa la Spagna di “aver perso credibilità”. “Ad essere condannati dovrebbero essere quelli che hanno ordinato l’aggressione indiscriminata contro cittadini pacifici che non hanno commesso alcun crimine ma hanno solo votato”, scrive Torra nelle missive riferendosi alle violenze della polizia in quei giorni. In campo anche le stelle del Barca che hanno chiesto al governo di Madrid di avviare una negoziazione per liberare i leader politici in carcere. L’esecutivo spagnolo fa muro e difende la decisione della Corte suprema. “Nessuno è al di sopra della legge. In Spagna non ci sono prigionieri politici ma piuttosto alcuni politici in prigione per aver violato leggi democratiche”, ha detto in conferenza stampa Sanchez.

“Non c’è nessuna costituzione in Europa che dà la possibilità ad una regione di dichiarare l’indipendenza in modo unilaterale”, ha incalzato il ministro degli Esteri Josep Borrell. E nonostante gli appelli di Sanchez ad aprire una nuova fase di dialogo anche in vista delle difficili elezioni del 10 novembre, le quarte in quattro anni, migliaia di separatisti sono scesi per le strade di Barcellona e in altre città catalane per protestare contro la sentenza. Momenti di tensione al terminal uno dell’aeroporto della città, dove si è svolta la manifestazione più consistente, quando la polizia ha respinto con i manganelli dentro la stazione della metropolitana centinaia di persone e poi ha chiuso la linea che collega il centro con lo scalo. La misura non ha fermato la protesta, in migliaia hanno deciso di percorrere a piedi la distanza che separa l’aeroporto da Barcellona, circa tre e ore e mezza di cammino. Secondo i Mossos d’Esquadra, la polizia catalana arrivata sul posto in assetto anti-sommossa, erano circa 8.000 le persone che si trovano nell’aerea dei parcheggi e in altri punti. Oltre cento i voli cancellati per le proteste, mentre centinaia di persone si sono radunate in serate nelle piazze del centro della città catalana. Una nuova mobilitazione è stata convocata per mercoledì prossimo alla simbolica Puerta del Sol di Madrid.