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I pentiti, soldi e benefici

Una nuova identità, una nuova vita, una nuovo nome in un posto top secret. Questo e tanti altri i benefici che spettano ai pentiti in Italia. Giovanni Brusca vivrà un periodo di libertà vigilata con obbligo di firma settimanale, orari controllati e un pernottamento fisso. E si sceglierà un luogo dove vivere in sicurezza. Una casa con un indirizzo segreto da non rivelare a nessuno. Senza che nessuno possa svelarne l’identità. Si cercherà di trovargli un lavoro. Per integrare lo “stipendio” previsto dal programma di protezione a cui è ancora affiliato. Sperando che sia sufficiente per salvargli la vita.

La legge sui pentiti 

Secondo quanto riferito dal direttore del Servizio Centrale di Protezione, il generale Paolo Aceto, in commissione antimafia, oltre 5mila persone sono attualmente sotto la protezione dello Stato perché minacciate dalle organizzazioni criminali mafiose. 1.007 sono pentiti, o meglio, collaboratori di giustizia (964 uomini e 43 donne) oltre ai loro familiari, in totale 3.776 persone. A questi vanno aggiunti 55 testimoni di giustizia (40 uomini e 15 donne) e i loro 177 familiari. Il tempo medio di permanenza nei programmi di protezione è di 6,2 anni, ma solo il 20 per cento della popolazione protetta ha una permanenza nei programmi di protezione che supera i dieci anni. Il 35 per cento dei collaboratori di giustizia viene dalla camorra. Il 41 per cento dei testimoni di giustizia ha denunciato fatti riconducibili alla ‘ndrangheta. Il 40 per cento dei familiari sotto tutela dei collaboratori e dei testimoni di giustizia è costituito da minori, un quinto dei quali (323) sono in età prescolare.

I soldi

Dal 2000, Brusca, in carcere percepiva un piccolo stipendio per provvedere alla famiglia. Adesso che è libero ci sono accordi precisi a regolare la sua nuova vita. Anche un mantenimento garantito dallo Stato. In genere l’indennità per i collaboratori di giustizia varia tra i mille e i mille e 500 euro la mese. Ai quali vanno aggiunti altri 500 euro per ogni familiare a carico. Ma Giovanni Brusca è da solo, con la moglie, sposata nel 2002, quando era già in carcere, ha divorziato alcuni anni fa. E il figlio, nato dall’unione della coppia prima dell’arresto, è oramai adulto. Ma lo Stato, paga al boss anche l’affitto, le spese mediche e, nel programma di protezione, possono essere inclusi altri benefit. Strumenti che dovrebbero servire al collaboratore di giustizia, che oramai ha 63 anni, a reinserirsi nella società e a trovare un lavoro. La rinuncia al programma di protezione e quindi a vantaggi economici, se mai avverrà, prevederà comunque una sorta di liquidazione.

Differenza tra pentiti e testimone di giustizia: il significato

Occorre sottolineare la differenza concettuale che intercorre fra collaboratore e testimone di giustizia: il primo termine è riferito genericamente ad una persona che si auto-accusa e/o anche accusa altri, di crimini e che di essi si “pente” iniziando la propria collaborazione con la giustizia.

Invece, secondo la legge italiana, il testimone di giustizia in senso stretto non ha commesso alcun crimine e la sua collaborazione nasce da diversi motivi che non siano, ad esempio, gli sconti di pena (si veda in tal senso la figura di Rita Atria e Lea Garofalo).

Chi sono i pentiti più famosi

Antonino Calderone
Carmine Schiavone
Giovanni Pandico
Leonardo Vitale
Carmine Alfieri
Tommaso Buscetta
Salvatore Contorno
Francesco Marino Mannoia
Angelo Epaminonda
Pasquale Galasso
Umberto Ammaturo
Gaetano Grado
Salvatore Cancemi
Gaspare Mutolo
Santino Di Matteo
Gioacchino La Barbera
Leonardo Messina
Francesco Di Carlo
Giuseppe Marchese
Calogero Ganci

Francesco Onorato
Giovanni Brusca
Enzo Brusca
Gaspare Spatuzza
Salvatore Grigoli
Nino Giuffrè
Luigi Giuliano
Pasquale Barra
Pasquale D’Amico
Felice Maniero
Maurizio Abbatino
Antonio Mancini
Claudio Sicilia
Vittorio Carnovale
Antonio Iovine
Giovan Battista Ferrante

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