Operai licenziati Fca di Pomigliano sul campanile del Carmine: “Dimenticati anche per Reddito di Cittadinanza”

Nuova azione di protesta degli ex dipendenti Fca di Pomigliano licenziati per aver inscenato il funerale dell’ex Ad del gruppo facente riferimento alla Fiat Marchionne. Due dei 5 lavoratori messi alla porta della società automobilistica, Mimmo Mignano e Marco Cusano, sono saliti questa mattina sul campanile della chiesa del Carmine per denunciare, dicono, la mancata corrispondenza del reddito di cittadinanza a chi come loro ha perso il posto di lavoro.

Parlando ad InterNapoli.it dalla sommità della basilica Mimmo Mignano, uno dei due operai, dice: «Siamo disperati, non abbiamo più niente, alle nostre figlie non possiamo neppure comprare un uovo di Pasqua. Se una misura come il reddito di cittadinanza non va ai licenziati come noi, allora non si capisce a cosa serva. Io e Marco non siamo intenzionati minimamente a scendere dal campanile della chiesa del Carmine fin quando non avremo risposte. Se in altre circostanze ci siamo barricati per una settimana, questa volta andremo avanti ad oltranza con la protesta». L’ex operaio Fc di Pomigliano aggiunge: «La nostra vita sta per finire, siamo grandi d’età e trovare un nuovo lavoro sarà difficile. Io chiedo scusa a mia figlia di 12 anni che invece di avere il papà vicino in questi giorni festivi, lo vede barricato su un tetto di una chiesa perché senza futuro, i governanti sono consapevoli che esistono situazioni così?».

I 5 operai vennero licenziati nel 2014 per aver simulato l’estremo saluto a Sergio Marchionne, allora amministratore delegato Fca, in protesta contro la cassa integrazione a zero ore per 300 operai nello stabilimento di Nola all’interno del quale due lavoratori si tolsero la vita. I 5 operai licenziati furono temporaneamente reintegrati nel 2016 ma la Corte di Cassazione confermò il licenziamento nel 2018. «In Europa – dice in proposito sempre l’ex operaio Mimmo Mignano – il nostro ricorso contro il licenziamento ha superato il primo filtro alla Corte Europea di Strasburgo e speriamo di ottenere il reintegro. Il nostro caso ha avuto una eco mondiale ed è una battaglia per il diritto alla satira e alla libertà di espressione».